Saturday morning thoughts
Stamattina sono uscito da casa verso le 10.00 per incontrare un amico in piazza e, siccome sono arrivato un po’ in anticipo, ho approfittato per fare un giretto in città e vedere cosa c’è di nuovo. Mi capita di non entrare a Velletri centro anche per tre mesi di seguito, e di fare solo il tragitto casa-stazione e casa-ufficio Dexma.
Sarà che il sabato è giornata di riflessioni, o sarà che io sono in perenne riflessione, forse per l’avvicinarsi incombente dei 40 anni… (sigh…), ma la passeggiata mi ha riportato a galla i ricordi di tante cose del passato che oggi mi sembra di vivere un’altra vita.
Ormai mi sento così fuori da certi schemi e da certe consuetudini che potrei tranquillamente emigrare in un posto completamente diverso e non sentirne certo la mancanza. Le uniche radici che mi legano qui sono quelle familiari e quelle culturali, una cultura ricca e sfaccettata che non sono riuscito a ritrovare per ora altrove.
Tra un po’ di giorni farò un intervento all’università dove insegna Jim, per parlare ai suoi studenti di come si vive in Italia e spiegare loro quella che Jim chiama la mia “Love/Hate relationship” con questo paese, a cui sono tanto legato per certi versi ma che detesto profondamente per altri.
Non mi sentivo nel mio mondo dieci giorni fa passeggiando per New York, ma anzi mi sembravo un alieno curioso appena sceso su un pianeta sconosciuto… ma oggi nella mia città mi sento sempre un alieno, solo meno curioso perché conosco già come funziona… ma allora la mia casa dov’è ?
Boh, forse la mia casa è fatta delle esperienze e dei ricordi che mi porto dentro e delle tante cose che vorrei vedere e fare prossimamente, è fatta della curiosità insaziabile di esplorare e di guardare come funziona la realtà… intanto c’è la musica degli Eagles in sottofondo; il loro ultimo cd intitolato, ironia della sorte, “A long road out of Eden”

February 9th, 2008 at 8:32 pm
Ti leggo, non commento ma ti leggo. Stavolta commento pure.
Sarà che anche io mi stavo approssimando ai 40, ma mi era venuta una gran voglia di cambiare aria. Ho pensato che l’Europa fosse grande, aperta e che non mi andava di morire nello stesso posto nel quale ero nato (vabbé, ok, sono ancora nel mezzo del cammin della mia vita, ma secondo me è pure tardi).
Viaggiando mi sono reso conto che due settimane di ferie non bastano nemmeno a sfiorare la superficie di un nuovo posto. Mettici che l’Italia diventa sempre meno accogliente ogni anno che passa, ed eccomi qui, a scrivere dalla campagna inglese.
Un’ultimo commento: è tipico degli italiani pensare che il nostro Paese sia la culla della cultura e come noi non ce n’é. Beh, non è vero, solo che la cultura degli altri non è la nostra e non basterebbero due settimane di ferie in ogni parte del mondo per cambiare idea.
February 11th, 2008 at 10:22 am
Sono d’accordo con te, due settimane di ferie non bastano certo a farsi un’idea di come funziona un paese.
Però forse mi sono espresso male sul discorso “cultura”, volevo dire che non ho trovato ancora un posto con una cultura vicina alla mia, nella quale mi troverei a vivere piacevolmente.
L’Italia per me ha tanti difetti, soprattutto nell’ambito lavorativo, ma ci sono anche cose che mi piacciono e che non ho riscontrato altrove.
Cito l’esempio degli Stati Uniti, che forse è il posto che conosco meglio all’estero, perché ci sono stato tre volte e ho avuto modo di girare in tanti stati ed anche perché avendo un amico americano che vive nella mia città abbiamo discusso a lungo di come funzionano le cose e di quale mentalità anima certe scelte.
Però il mondo è grande e mi rimangono ancora un sacco di posti da girare… quindi non è detto che un giorno io scriva questo blog da qualche paradisiaca spiaggia polinesiana