Mar 13, 2009
La solitudine dei numeri primi
Ho appena finito di leggere “La solitudine dei numeri primi”, opera prima di un giovane scrittore che di professione fa il fisico teorico con una borsa di studio.
Il libro è piacevole, seppure non allegro, perché narra l’intreccio di destini di due anime perse ma a loro modo vicine, ciascuna con i suoi drammi e i suoi fantasmi. Fantasmi a volte diafani e a volte così reali da ingombrare con la loro presenza il palcoscenico della vita.
Lo stile è crudo, descrittivo, forte ma non privo di un barlume di speranza, forse la stessa che l’autore e si suoi coetanei cercano per loro stessi in un mondo che sembra offrirne sempre meno e non che i lettori con qualche anno in più (come il sottoscritto) non ne abbiano bisogno…











Hai notato un barlume di speranza?
Giordano è bravo a scrivere, ma quel senso di tristezza ed isolamento dei due protagonisti fa ancora più paura, raccontato da uno che non è nemmeno trentenne.
Lo capirei da noi anziani, che ne abbiamo viste tante…
E’ vero il suo essere nemmeno trentenne denota un’inquietudine non comune