Italiano - lezioni semiserie
Ieri sera ho finito di leggere il libro di Beppe Severgnini: Italiano, lezioni semiserie. Un manuale di scrittura dallo stile informale, che evidenzia alcuni degli errori di ortografia e di stile più comuni e tenta di dare delle alternative.
Nel complesso il testo è molto interessante, forse a tratti un pò troppo pretenzioso e categorico, ma sicuramente ha ragione per un buon 90% del contenuto. Il messaggio principale è che una lingua è un’entità in evoluzione ed è sciocco tentare di cristallizzarla, ma questo non vuol dire contravvenire continuamente alle regole di base che sono comunemente accettate e infarcirla di inglesismi che rendono il discorso incomprensibile.
A questo proposito mi viene in mente più di una persona che conosco che parla più o meno così: “O scusa se non ti ho richiamato, ma stiamo facendo l’asset degli economics delle milestones principali del delivery di maggio. Poi qua siamo in un big trouble perché i partner non hanno ancora scelto la location più warm per la demo e probabilmente dovremo prenderne una in rent e il budget avrà un overload non da poco…”
A parte l’incomprensibilità di quello che dice, che magari rimarrebbe tale anche se tradotto in italiano, l’utilizzo gratuito delle parole inglesi non ha ovviamente senso; certe volte un termine che esprime bene un concetto che non ha una traduzione semplice in italiano ci può stare anche bene, ma negli altri casi il discorso suona come quello che un americano fa nella sua lingua e poi ci mette in mezzo “macheroni” e “spagheti”
PS
Non condivido invece assolutamente la sua avversione per le “emoticons” (le faccine), che io uso invece ogni tanto nei miei post e anche nelle email, perché trovo che aiutino a chiarire il tono di un discorso mantenendosi sintetici, naturalmente sempre con parsimonia.
