Il lato oscuro dell’Outsourcing

Molti di noi temono di perdere il lavoro perché le nostre aziende si trasferiscono in paesi dove la manodopera costa meno.

Guardate i due video di questo post di Tim Ferris per scoprire la starodinaria storia di questo programmatore americano, licenziato dalla sua compagnia perché il suo lavoro è stato affidato in outsourcing in India, che decide di prendere un aereo e di andare a Bangalore per scoprire chi sono e come vivono quelli che gli hanno tolto lo stipendio.

Un interessante viaggio che mostra i lati oscuri del progresso, la povertà ed il rischio della disintegrazione culturale in una società che sta rimodellando se stessa per soddisfare le esigenze dei paesi che trasferiscono in India le loro attività produttive.

2 Responses to “Il lato oscuro dell’Outsourcing”

  1. Roberto Says:

    Il lavoro lo si perde se si fa la stessa politica della Cina e dell’India: ridurre i costi dello sviluppo software senza alzare la qualità.
    Nei Paesi evoluti si tende a mantenere la proprietà intellettuale in USA, UK, Germania, ecc. e a delegare il “facchinaggio” agli OEM asiatici. Microsoft e Google hanno centri di ricerca di alto livello nella vecchia e costosa Europa.
    Giamma, pensi che in Italia lo capiranno mai?

  2. fgiamma Says:

    Mmm, caro Roberto, penso che in Italia non solo non lo capiranno mai, ma che nemmeno riusciremo più a fare il facchinaggio.

    Siamo troppo impegnati a trovare modo di spartirci i fondi di “Industria 2015″ o di qualche bando di gara della ASI per poter capire che stiamo segando il ramo su cui siamo seduti e che per sopravvivere ci servono:

    - un paese in cui si faccia qualcosa di utile, invece di buttare i soldi dalla finestra
    - un sistema meritocratico che premi e faciliti le aziende e le persone migliori, anziché i figli di papà e i loro derivati.

    La speranza è l’ultima a morire, però è ammalata grave ;-)

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