Oct 17, 2009 3
Primissime impressioni su Google Wave
Esprimere opinioni a caldo sulle nuove tecnologie è sempre difficile e spesso l’abitudine ad utilizzare certi strumenti piuttosto che altri può essere una cattiva consigliera.
Mi astengo perciò dal dire che Google Wave è un prodotto che non mi è piaciuto affatto e sospendo il mio giudizio in attesa di un’analisi più approfondita.
Non avendo nessun contatto sullo strumento ho utilizzato i miei 8 inviti disponibili per invitare degli amici ed ho cercato di fare qualche discussione (Wave) con loro. L’ambiente è piacevole, ma alcuni dettagli fastidiosi, relativi soprattutto al resize degli elementi ed alla loro disposizione, che è una caratteristica utile, ma che non viene memorizzato, rendendo di fatto vani gli sforzi di personalizzare il proprio ambiente all’accesso successivo.
Ma a parte questo i punti negativi che per ora sottolineo sono:
- L’impossibilità di colloquiare con chi non è su Google Wave
- La mancanza di notifiche relative alla presenza di aggiornamenti, se non da dentro allo stesso strumento
- La generale confusione che si ha utilizzando uno strumento in cui più persone possono scrivere in maniera collaborativa, mescolando discorsi diversi e media diversi, come foto e video
- La mancanza della possibilità di essere offline e quindi di rendersi invisibili
- L’impossibilità di nascondere che si sta scrivendo e cancellando quando si compone un wave, che rende di fatto visibile a tutti ciò che si sta facendo
In definitiva quindi l’idea è interessante, ma secondo me l’email sta benissimo com’è adesso e non ha nessuna necessità di essere reinventata, se voglio scrivere in maniera collaborativa posso già farlo utilizzando uno strumento di instant messaging, oppure un social network tra i tanti che già esistono.
C’è da dire comunque che il mio giudizio è viziato dalla mia visione Zen del mondo, nella quale meno cose ci sono sullo schermo e meglio è, per non parlare poi della quantità di informazioni che mi bombardano ogni giorno. Faccio già fatica ad utilizzare Facebook e proprio non riesco a capire come si possa utilizzare strumenti come Twitter, dove la quantità di materiale scritto cresce esponenzialmente e dove la quantità di “Rumore”, ovvero di post inutili del tipo “sto andando al bagno” o “esco a fare la spesa” costituiscono il 70/80% dei contenuti.
Mi riservo comunque di analizzare meglio Google Wave, soprattutto quando avrò più contatti, per verificare se Google, come ha fatto Microsoft per anni, cerca di reinventare l’acqua calda alla sua maniera o se invece ci sono delle potenzialità in questo nuovo modo di comunicare che io non ho capito.











