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Random thoughts about technology and philosophy

Emozione Apple + Ballarò

copj13aspPer la serie letture utili ho appena finito di leggere: Emozione Apple, sottotitolo: fabbricare sogni nel XXI Secolo,  un’indagine sui motivi per i quali Apple ha saputo creare un vero e proprio culto intorno ai propri prodotti.

L’idea centrale è che Apple ha costruito una strategia di marketing che comunica che non sta vendendo un computer, ma uno strumento che ci aiuta a vivere meglio e amplia la nostra creatività e il nostro stile di vita digitale. I prodotti sono curati nei dettagli, esteticamente equilibrati e lo stesso carismatico leader di Apple (Steve Jobs) è una sorta di brand vivente.

Naturalmente il discorso è molto più articolato ed analizza sia le ragioni storiche del processo di creazione di Apple, sia le diverse campagne di marketing, dalla famosa “Think Different” che segnò il ritorno di Steve Jobs nel 1997 e che coincise con la rinascita di Apple, fino alle recenti pubblicità “Get a Mac”, dove due attori impersonano un mac e un pc che si confrontano.

Il pc è un simpatico pacioccone, mentre il Mac è un ragazzino fighetto, forse anche meno simpatico, che però esce sempre vincitore dal confronto con il povero pc, alle prese con periferiche che non funzionano e upgrade di Vista che lo bloccano.

La cosa che mi ha colpito di più nel libro però è il racconto di come Apple ha costruito la propria fortuna alla fine degli anni ’70 e la descrizione di come è nata e si è evoluta la  Silicon Valley.

Uomini indubbiamente geniali, supportati dall’università di Stanford e dalle stesse industrie che avevano bisogno dei loro prodotti, hanno creato dei veri e propri imperi finanziari, ma soprattutto hanno lasciato un segno nella storia della Tecnologia. Quasi una fiaba con fate e unicorni per chi come me è costretto a lavorare nel nostro ingrato paese, dove addirittura si viene criticati perché si denuncia nel proprio blog il profondo malfunzionamento del sistema.

Come ciliegina sulla torta ieri sera sono tornato a Ballarò, dove ho assistito all’ennesimo teatrino del confronto fra i nostri politici, da una parte Fassino e Casini e dall’altra La Russa e Lupi.

A parte il fatto che La Russa è troppo simpatico per come parla (e come non pensare a Fiorello che lo imita…) il dibattito è stato come sempre interessante, le posizioni espresse dall’opposizione sempre un po’ più vicine al mio pensiero, ma quello che trovo inquietante è la distanza della politica vera, quella che vedo nella mia città e nell’economia nella quale tento di sopravvivere e quella descritta da loro, distanza che fa si che una buona idea sulla carta, come può essere il federalismo fiscale, nella pratica probabilmente si rivelerà l’ennesima occasione mancata.

Naturalmente spero di sbagliarmi, ma ho l’impressione che i veri difetti strutturali del nostro sistema politico-istituzionale tendano a non essere cambiati, forse perché scardinerebbero equilibri e privilegi troppo radicati, o forse perché i nostri politici sono sempre lo specchio della nostra mentalità italiana che loda l’essere “furbo”, piuttosto che l’essere onesto.

Mi auguro che la fine della fase acuta della crisi di cui si parlava ieri sera sia vera, sarebbe una bella boccata di ossigeno per i cittadini e per le imprese che sono state in apnea per diversi mesi… chissà perché però il mio quinto senso e mezzo avverte delle stonature e come sempre non può fare a meno di notare che ci sono 4 politici in studio, 9 auto blu nel parcheggio (sempre nuove di zecca), una quindicina tra autisti e gorilla, più una nutrita schiera di guardaspalle e suggeritori in studio.

Chi paga tutto questo ? Mmm, ho forti sospetti ma non posso dirlo ;-)

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Yowza

Un’altra idea originale, proveniente addirittura da Greg Grunberg, uno degli attori della serie “Heros”. L’idea è semplice, uno strumento in cui le aziende posso caricare in autonomia i loro buoni sconto.

Gli utenti dotati di iphone, o di ipod touch, possono collegarsi al sito con un’applicazione che, in base alla loro posizione GPS, restituisce i negozi nella zona che offrono sconti, basta recarsi quindi nel negozio, mostrare il coupon dotato di codice a barre sul telefono ed uscire felici di avere uno sconto…

Ho trovato l’idea semplice  e carina, peccato che noi siamo ancora a qualche centinaio di anni luce da questa mentalità, ma forse lo shopping progredirà più rapidamente di altri settori…

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E’ ora di emigrare…

Oggi ho passato una giornata che avrebbe fornito abbondante materiale a Kafka per altri 10 romanzi.

Poiché la situazione è complessa e i suoi risvolti filosofici profondi, anziché perderci nei meandri delle riflessioni vi farò un’esempio chiarificatore, dal quale potrete, con semplici passaggi, derivare le leggi fisiche sottostanti.

Mettiamo che uno è direttore di un’azienda A, ma nello stesso tempo, per puro caso, è direttore anche di un’azienda B.

Mettiamo che il direttore dell’azienda A chieda ad un dirigente dell’azienda A di mandare un documento al direttore dell’azienda B (che guarda caso è lui stesso). Questo dirigente manda il documento e non ottiene risposta dal direttore dell’azienda B… che però è anche il direttore dell’azienda A… e quindi sta nel suo stesso palazzo. Allora cosa fa il brillante dirigente ? Va nella stanza del direttore e gli dice “… ‘ndo cazzo hai messo il documento che ti ho mandato ?”… Ma no, sarebbe troppo facile, gli invia invece un ulteriore documento di sollecito a cui ovviamente non ottiene risposta.

Nel frattempo passano quattro mesi, ma:

1) Il dirigente non si preoccupa minimamente di non avere avuto risposta

2) Il direttore dell’Azienda A non si cura minimamente che il documento di cui lui stesso aveva fatto richiesta non sia tornato indietro firmato

3) Il direttore dell’Azienda B (che poi è lo stesso direttore dell’azienda A, è bene ripeterlo) e che aveva assoluto bisogno del documento per far lavorare il suo personale, beh anche lui non si cura minimamente della sorte del suddetto documento.

Ora poniamo, per ipotesi, che l’azienda B sia quella che incassa i soldi per conto dell’azienda A, appare evidente come, se B non funziona A non becca un euro. A questo punto vi pongo le seguenti domande:

1) Secondo voi si tratta di aziende pubbliche o private ?

2) Riuscite ad indovinare di che aziende si tratta ?

3) Quanto possono durare due aziende che si comportano come se una mano buttasse via il piatto in cui mangia il resto del corpo ?

4) Un povero stronzo che si trovi nel mezzo di questo inutile e vacuo vuoto documentale, poniamo ad esempio un cretino che abbia sviluppato un software per l’azienda B e che non può più aggiornarlo perché improvvisamente senza il documento in questione non è più autorizzato… come viene a capo di questa faccenda ?

5) E, last but not least, ha senso lavorare in un paese pieno di aziende A e B in cui nemmeno l’acqua scorre più in discesa, ma tutto si arena nei meandri di una burocrazia senza fondo ? Sembra che qui la legge di Lavoisier non valga più, non è vero che nulla si crea e nulla si distrugge, la burocrazia è in grado di ingoiare qualunque cosa… ora che ci penso non vale nemmeno la terza legge di Newton, perché non è vero che ad un’azione ne corrisponde una uguale e contraria… qui invece ad ogni azione dello sventurato fornitore corrisponde puntualmente il nulla assoluto.

Vi lascio a questo punto con questi profondi interrogativi e vado a dormire sulle mie sventure…

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The monk and the riddle

themonkandtheriddleThe monk and the riddle è un bel libro scritto da Randy Komisar, un investitore della Silicon Valley, ex dirigente di Apple e di altre aziende di grande peso, che, con stile conciso ma molto pregnante, spiega come funziona il mondo degli affari in uno dei luoghi più famosi degli States e come secondo lui dovrebbe essere impostata la creazione di una qualunque attività imprenditoriale.

L’idea di fondo è che fare un’azienda solo per fare soldi non può portare a risultati eccellenti, perché creare una startup, soprattutto nel mondo ipertecnologico e veloce di oggi, richiede grandi doti di pensiero laterale e di capacità di mettere insieme le più diverse competenze, che non si può sostenere solo con l’idea di fare i soldi e poi andare in pensione, quello che in inglese si chiama “Deferred Life Plan”.

Il libro racconta del tentativo di un tale Lenny di creare un sito per la vendita on line di bare e altri orpelli funerari, chiamato appunto funerals.com e, dall’analisi del business plan che presenta Lenny, l’autore ricava un intero libro di profonde riflessioni sul significato di imprenditoria e sul modo in cui bisognerebbe farla.

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