Icon
Icon

Random thoughts about technology and philosophy

Primissime impressioni su Google Wave

Esprimere opinioni a caldo sulle nuove tecnologie è sempre difficile e spesso l’abitudine ad utilizzare certi strumenti piuttosto che altri può essere una cattiva consigliera.

Mi astengo perciò dal dire che Google Wave è un prodotto che non mi è piaciuto affatto e sospendo il mio giudizio in attesa di un’analisi più approfondita.

Non avendo nessun contatto sullo strumento ho utilizzato i miei 8 inviti disponibili per invitare degli amici ed ho cercato di fare qualche discussione (Wave) con loro. L’ambiente è piacevole, ma alcuni dettagli fastidiosi, relativi soprattutto al resize degli elementi ed alla loro disposizione, che è una caratteristica utile, ma che non viene memorizzato, rendendo di fatto vani gli sforzi di personalizzare il proprio ambiente all’accesso successivo.

Ma a parte questo i punti negativi che per ora sottolineo sono:

  • L’impossibilità di colloquiare con chi non è su Google Wave
  • La mancanza di notifiche relative alla presenza di aggiornamenti, se non da dentro allo stesso strumento
  • La generale confusione che si ha utilizzando uno strumento in cui più persone possono scrivere in maniera collaborativa, mescolando discorsi diversi e media diversi, come foto e video
  • La mancanza della possibilità di essere offline e quindi di rendersi invisibili
  • L’impossibilità di nascondere che si sta scrivendo e cancellando quando si compone un wave, che rende di fatto visibile a tutti ciò che si sta facendo

In definitiva quindi l’idea è interessante, ma secondo me l’email sta benissimo com’è adesso e non ha nessuna necessità di essere reinventata, se voglio scrivere in maniera collaborativa posso già farlo utilizzando uno strumento di instant messaging, oppure un social network tra i tanti che già esistono.

C’è da dire comunque che il mio giudizio è viziato dalla mia visione Zen del mondo, nella quale meno cose ci sono sullo schermo e meglio è, per non parlare poi della quantità di informazioni che mi bombardano ogni giorno. Faccio già fatica ad utilizzare Facebook  e proprio non riesco a capire come si possa utilizzare strumenti come Twitter, dove la quantità di materiale scritto cresce esponenzialmente e dove la quantità di “Rumore”, ovvero di post inutili del tipo “sto andando al bagno” o “esco a fare la spesa” costituiscono il 70/80% dei contenuti.

Mi riservo comunque di analizzare meglio Google Wave, soprattutto quando avrò più contatti, per verificare se Google, come ha fatto Microsoft per anni, cerca di reinventare l’acqua calda alla sua maniera o se invece ci sono delle potenzialità in questo nuovo modo di comunicare che io non ho capito.

Share and Enjoy:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • email

Google’s birthday present

Schermata 2009-10-14 a 17.36.55Anche Google ha pensato di farmi il regalo di compleanno e mi ha mandato l’invito a Google Wave, il nuovo e rivoluzionario (almeno a sentir loro) sistema di comunicazione e messagistica.

Peccato però che nessuno dei miei 587 contatti di gmail abbia a sua volta un account wave e quindi non so con chi provarlo :(

Se qualcuno là fuori è su Google Wave mi faccia sapere, sono proprio curioso di vedere cosa ci si può fare :)

Share and Enjoy:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • email

Google wave

E’ abbastanza frustrante per chi si occupa di tecnologia, rendersi conto che per produrre qualcosa di innovativo non basta più avere delle buone idee, ma bisogna avere anche un bel po’ di soldi.

Lo sforzo individuale, con il quale 10 anni fa si poteva produrre una buona applicazione nella foga creativa solitaria del proprio garage, probabilmente oggi non basta nemmeno per disegnare l’interfaccia grafica di un buon prodotto.

Un po’ come se volessimo riprogettare una nostra mercedes, cominciando a disegnarla e pretendendo di fare i carrozzieri, i meccanici, ecc…

La grande tecnologia viene ormai da pochi produttori consolidati, tra i quali alcuni spiccano per innovatività e talvolta per la tendenza a cercare di imporre sul mercato anche quello che secondo loro è innovativo, ma che il mercato non vuole affatto.

Ne cito due su tutti: Apple (dal cui macbook sto scrivendo ora) e Google, che ogni tanto sforna l’ennesimo prodotto inutile, in mezzo a perle come il suo search, i docs, gmail e tanti altri.

L’ennesimo prodotto sfornato da Google ed ancora in mano a pochi fortunati tester è Google Wave, uno strumento pubblicizzato con l’altisonante slogan: l’email come sarebbe se fosse stata inventata oggi.

Non si capisce ancora benissimo cosa ci permetterà di fare questo strumento, potrebbe essere una grandiosa innovazione o l’ennesimo tentativo di imporci qualcosa che sommi tutto quello che già facciamo, nell’attesa di essere ammessi a provarlo, ecco qualche notizia raccolta in giro:

Share and Enjoy:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • email

Is Google Making Us Stupid?

Segnalo un po’ in ritardo un interessante articolo intitolato: Is Google Making Us Stupid?

L’argomento di discussione è il cambiamento a cui il nostro cervello è sottoposto a causa delle nuove tecnologie, che lo rendono sempre meno propenso a fermarsi sui dettagli e alla concentrazione, e sempre più avezzo all’analisi superficiale e veloce di una quantità enorme di informazioni.

Il tema dell’Information Overloading non è nuovo, se ne parla da un po’ di tempo e si comincia a studiare come il nostro cervello reagisce ai continui cambi di contesto e al cosiddetto “Multitasking”, ovvero la capacità di fare più cose contemporaneamente.

L’autore è “coscientemente” pessimista sulle tecnologie, di cui riconosce i meriti ma di cui si senti comunque in dovere di evidenziare i pericoli, atteggiamento che condivido perfettamente.

Google e i suoi derivati ci hanno dato la possibilità di vivere e lavorare a livelli di velocità impensabili solo alcuni anni fa, però nello stesso tempo tendono a privarci della capacità di dedicare il giusto tempo al processo di apprendimento.

Mi trovo spesso a fare riunioni con i miei colleghi nelle quali scopro che molti di loro hanno la più totale ignoranza delle cose con cui lavorano tutti i giorni.

Molti di loro non hanno mai letto un libro di programmazione o peggio di networking, creano interfacce utente ma non sanno nemmeno cosa sia la parola “Interaction Design” e certe volte mi guardano come un marziano quando sostengo la necessità di progettare interfacce a misura d’uomo.

La mia modesta opinione è che va benissimo farsi un’idea al volo di un problema cercando su Google e leggendo la pagina di Wikipedia, ma se quella cosa ci interessa sul serio è meglio approfondirla di più, altrimenti si rischia di avere la cultura che ci potrebbe dare il buon vecchio “Bignami” che magari i più giovani nemmeno ricorderanno.

Nozioni avulse dal loro contesto e in forma così sintetica da non farci capire che la cultura è comprensione del mondo e comprendere il mondo vuol dire contribuire a migliorarlo con le nostre azioni consapevoli, piuttosto che lasciare sempre che le cose vadano come decide il caso.

Share and Enjoy:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • email