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Random thoughts about technology and philosophy

Cosa si impara dalla vita di Albert Einstein

Un articolo molto semplice ma che riassume in poche parole le lezioni che si imparano dalla vita di Einstein ;-)

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The white pebble

Sto leggendo il bel libro di Hugh McLeod “Ignore Everybody” e stasera ho trovato nel suo blog questa semplice immagine, che però mi è piaciuta molto.

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Il valore della libertà

Primo dato: l’Italia ha perso quasi 300.000 posti di lavoro nell’ultimo anno… statistica citata dal telegiornale, non mi ricordo la fonte precisa e non so se sia vera o falsa, ma moltissime persone nella mia cerchia di conoscenze hanno perso il lavoro sul serio e quindi propendo più per la prima ipotesi.

Secondo dato: il governo Berlusconi gode ancora di un forte consenso, nonostante non abbia risolto nessun problema strutturale del paese, nonostante abbia tentato (e stia ancora tentando) di far passare leggi dalla dubbia moralità e con effetti piuttosto favorevoli per l’attuale premier in carica e per il suo staff. Per non parlare poi della demagogia sugli immigrati o sulla lotta ai fannulloni nella pubblica amministrazione… chiunque abbia mai provato a gestire un gruppo di persone sa benissimo che la motivazione e la responsabilità valgono molto di più della frusta… ma la frusta è più scenografica, anche se per sfoggiarla spendiamo milioni di euro nella inutile tornellatura di decine di palazzi pubblici.

Quarto dato: la sua opposizione è fatta di un branco di persone che non ispirano nessuna fiducia, chiassose, isolate, ciascuno aggrappato alla propria linea, senza la minima conoscenza delle più basilari leggi di marketing, perché diciamo la verità, in politica vince chi comunica meglio, visto che i risultati, se ci sono, si producono dopo le elezioni.

Di fronte a questi dati che mi preoccupano parecchio per il mio futuro di cittadino e di imprenditore mi chiedo come mai nessuno si inquieti più di tanto, se non forse quando viene buttato fuori a calci dallo stabilimento o dall’azienda.

Sapete qual’è una delle tante risposte che mi vengono in mente ? Che alle persone piace la libertà, non quella che finisce quando inizia quella del proprio vicino, ma quella assoluta di poter fare quello che si vuole, quella di passarti davanti mentre fai la fila, di passare sulla corsia di emergenza o quella di un signore che stasera si è incazzato perché ho parcheggiato la macchina vicina alla sua al supermercato… ero dentro le mie strisce, ma lui non poteva far girare il suo carrello vicino agli sportelli.

La libertà assoluta è una voglia pericolosa, perché ti fa apprezzare chi la promette, anche se quel qualcuno viola sistematicamente tutte le regole, perché in fondo non ti sembra un gran male, le regole sono pallose, a che pro rispettarle ?

Peccato che la sistematica violazione delle regole, specialmente di quelle etiche, porti ad una società peggiore, xenofoba, omofoba, centrata sull’individualità e sull’esteriorità, ben lontana dall’apertura culturale e dall’integrazione che sarebbero necessarie per risolvere le grandi sfide a cui ci troviamo di fronte, a meno di non voler risolvere i problemi della globalizzazione recintando la Padania con il filo spinato e coltivando cicoria per fare il caffè autoctono.

Tanto per citare ancora Nicholas Negroponte, la cultura è il modo migliore per combattere le guerre, perché chi acquista cultura è meno incline alla violenza, è più predisposto a capire e a comunicare con chi è diverso ed ha gli strumenti qualitativi e quantitativi per misurare le notizie che gli giungono e prendere decisioni ponderate… ma noi riduciamo le ore di inglese nelle scuole, tagliamo l’insegnamento della geografia e cerchiamo di creare un popolo progressivamente più ignorante, in una nazione in cui i tronisti guadagnano dieci volte lo stipendio di un ricercatore… che forse non sarebbe nemmeno il male peggiore, se il povero ricercatore avesse i mezzi per lavorare e non fosse costretto a riempire papiri di carta per una nuova fornitura di toner per la stampante o l’acquisto di una penna Bic.

La cultura non è una prerogativa della Sinistra o della Destra, è una prerogativa umana, nasce dalla capacità unica dell’uomo (almeno per ora) di farsi domande, interrogarsi sul significato della propria vita e di cercare di darsi delle risposte… capisco che per esorcizzare la paura della vita una bella Maserati o una biondona di un metro e ottanta sia un ottimo palliativo, ma presto o tardi le grandi questioni ti tornano davanti, non sarebbe meglio ogni tanto cercare di affrontarle con più consapevolezza ?

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Internet for peace

Qualche sera fa ho partecipato ad un’interessante conferenza, coordinata dal direttore di Wired Italia, Riccardo Luna, con la partecipazione di molti personaggi interessanti:

  • Nicholas Negroponte: informatico, scrittore, inventore del Media Lab del MIT, inventore e promotore del progetto “One laptop per child”, che mira a dotare ogni bambino (specialmente nei paesi poveri ovviamente…) di un computer ed è riuscito ad ingegnerizzare un laptop che costa sul mercato meno di 100 dollari.
  • Luca Sofri: blogger, scrittore e giornalista
  • Stefano Maruzzi: Country manager di Google Italia
  • Paolo Ferri: professore di teoria e tecnica dei nuovi media all’università di Milano Bicocca
  • Franco Bernabé: amministratore delegato di Telecom Italia

Nella prima parte della conferenza Negroponte ha illustrato il progetto One laptop per child, mentre nella seconda c’è stato un dibattito su Internet ed in particolare sulla sua candidatura a premio Nobel per la pace 2010.

Facendo la dovuta premessa che il Nobel in fondo è solo un premio assegnato da una commissione di persone in un paese scandinavo, si tratta comunque di un riconoscimento di grande portata mediatica e l’idea di proporlo non per una persona ma per la rete la trovo semplicemente straordinaria.

Se si vive in un paese relativamente tranquillo come il nostro l’idea può apparire bislacca, in fondo per molte persone Internet si limita ad essere un modo per guardare i risultati delle partite di calcio, per vedere le foto dell’ultima modella, oppure per aggiornare il proprio status su Facebook, come si può verificare dando un’occhiata alle statistiche annuali di Google sulle ricerche più popolari.

Ma se si ha la sfortuna di abitare in un territorio dove la guerra o l’oppressione sono all’ordine del giorno, come in Iran per esempio, la questione assume una prospettiva del tutto diversa, anzi spesso Internet rappresenta proprio l’unico modo per poter comunicare con il mondo esterno e per tentare di evadere dalle maglie della censura.

Ma Internet è ancora più importante come mezzo di promozione della pace perché mette in contatto persone di ogni razza e cultura, contribuendo a diffondere la conoscenza dell’altro, che è probabilmente uno dei modi migliori per scongiurare l’odio, dato che molto spesso si è inclini a giudicare male ciò che non si conosce.

Se siete anche voi dello stesso avviso, vi consiglio di dare un’occhiata al video riportato qui sotto e magari anche di firmare la petizione per la candidatura di Internet a Premio Nobel per la pace 2010.

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Emergenza Haiti

Uno dei tanti posti dove si possono fare donazioni… io l’ho scelto perché la medicina è una delle cose che servono di più ora (e non che le altre siano secondarie purtroppo…)

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Evviva l’Italia

E’ un po’ di tempo che non scrivo articoli polemici verso il governo Berlusconi, per il quale nutro una totale e incondizionata antipatia. Sarà che anche dall’altra parte la situazione non è proprio rosea, e quelli che dovrebbero essere “i miei” a volte fanno cose pure peggiori; quindi alla fine mi sono convinto che il nostro problema è insito proprio nella cultura e nelle tradizioni del nostro paese, tanto bello per il clima e la cucina, ma talmente permeato di corrutibilità e di falsa furbizia che le cose difficilmente possono cambiare.

Tuttavia questo articolo che ho letto stamattina su Repubblica mi fa veramente inorridire, ma è possibile che ancora dobbiamo mantenere con tasse e balzelli un’organo parassita come la SIAE ? Possibile che nel nostro paese l’innovazione tecnologica debba essere frenata con ogni mezzo ? Dal progressivo danneggiamento del nostro sistema scolastico e universitario alle tasse sui dispositivi elettronici… ma ti pare che io debba pagare un tot al gigabyte alla SIAE se compro un hard disk USB ? E perché poi ? Perché potrei copiarci i miei dati ?

Perché invece di sbandierare l’abbassamento delle tasse declamando demagogicamente la soppressione dell’ICI, non si dice la verità ai cittadini, ovvero che le suddette tasse sono state rispalmate e redistribuite subdolamente in centinaia di altri posti, a cominciare dalle ricette mediche per finire con l’acquisto del proprio computer ?

Chissà se l’eccessivo interesse per il calcio piuttosto che per i libri possa indurre a pensare che togliendo da una cifra un certo ammontare il totale faccia sempre la stessa cifra.

PS: Io non sono un fanatico di televisori LCD a 50 pollici o dei gadget di ultimo grido, ma sostengo che se uno vuole comprarli non dovrebbe essere costretto a finanziare uno dei tanti organi inutili del nostro paese.

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Le gomme uccidono

Questa estate, viaggiando da Chicago a Los Angeles in macchina, ci siamo chiesti spesso perché le autostrade americane siano piene di pneumatici esplosi, ecco la risposta:

http://abcnews.go.com/Video/playerIndex?id=4826897

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New years intentions

Alla fine dell’anno si fanno bilanci e soprattutto propositi per il nuovo anno, ma questa volta ho deciso di astenermi dalle solite considerazioni di capodanno, tanto i bilanci li ho fatti di frequente ed di propositi ne ho una decina al giorno ;-)

Vorrei riportare però una bella considerazione di Seth Godin, tratta da un pdf che gira su internet, che è parte delle mie considerazioni su quello su cui vale la pena lavorare per avere un mondo migliore, qui la frase è orientata al marketing, ma funziona secondo me in qualunque campo… purtroppo il pdf è in inglese e io sono troppo pigro per tradurlo…

Happy new year everyone :)

When the economy tanks, it’s natural to think of yourself first. You have a family to feed a mortgage to pay. Getting more appears to be the order of business.

It turns out that the connected economy doesn’t respect this natural instinct. Instead, we’re rewarded for being generous. Generous with our time and money but most important generous with our art.

If you make a difference, people will gravitate to you. They want to engage, to interact and to get you more involved.

In a digital world, the gift I give you almost always benefits me more than it costs.

If you make a difference, you also make a connection. You interact with people who want to be interacted with and you make changes that people respect and yearn for.

Art can’t happen without someone who seeks to make a difference. This is is your art, it’s what you do. You touch people or projects and change them for the better.

This is year, you’ll certainly find that the more you give the more you get.

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Il principio di Pareto

Chi ha studiato economia sicuramente conosce il principio di Pareto, detto anche il principio dell’80/20, perché sostiene che, per molti eventi, l’80% degli effetti deriva solo dal 20% delle cause.

Pur essendo una regola per certi versi empirica, e pur essendo soggetta ad un certo scostamento delle percentuali, è sorprendente verificare come si applichi a una grande moltitudine di fenomeni.

Questa principio è particolarmente vero nel mondo dell’imprenditoria, quando si cerca di accontentare tutti i clienti, non rendendosi conto che spesso è proprio il 20% dei clienti a generare l’80% dei profitti.

Qui c’è un veloce ma chiarissimo articolo sull’argomento

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Che gli alieni stiano arrivando ???

Date un’occhiata. Sarebbe quasi ora, magari ne trarremmo qualche beneficio politico ;-)

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