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Random thoughts about technology and philosophy

Avatar

avatar_postersAvatar è un gran bel film, questo è un assunto che mi sento di fare senza dimostrazione :)

Ieri sera, come del resto molto altri romani, sono andato a vederlo al Warner Village, perché un film che ha richiesto 5 anni di preparazione e ha tonnellate di effetti speciali, merita di essere visto su uno schermo decente e in una sala in cui l’acustica sia superiore a quella del mio salotto.

Ma al solito il destino si fa beffe delle intenzioni degli uomini, perché in realtà la sala non era proprio il massimo, pur essendo anni luce migliore di quella dello scalcinato cinema della mia città. Questo però non ha minimamente intaccato il piacere della visione, perché, ed ora farò un’affermazione forte, Avatar tutto è tranne un film che colpisce per gli effetti speciali.

Per spiegare questa mia eretica considerazione racconterò a grandi linee l’ambientazione del film, senza ovviamente svelare particolari che ne rovinerebbero la visione.

La storia è ambientata su un pianeta dalla vegetazione lussureggiante chiamato Pandora, abitato da creature di colore azzurrino, alte e flessuose, i Navi, che vivono in totale armonia con la natura e credono fermamente di dover rispettare il mondo che li circonda, perché la loro vita è solo una parte di un equilibrio ben più grande.

Sfortunatamente per loro il pianeta ospita anche una colonia di umani, che cercano in ogni modo di scacciarli dai loro territori per poterne sfruttare le ingenti risorse minerarie, incuranti della loro cultura e incapaci di capire la profondità del loro pensiero, con l’eccezione di una scienziata che ha ideato un ingegnoso sistema per poter comunicare con loro, ovvero trasferire la propria coscienza, e quella di alcuni collaboratori, dentro esseri clonati con lo stesso aspetto delle creature locali.

Il destino vuole che uno di questi collaboratori muoia e che prenda il suo posto il fratello Jake, un ex marine paralizzato alle gambe per una ferita di guerra, che ovviamente non è uno scienziato e che entra nel mondo di queste creature con la stessa delicatezza che potrebbe avere un ippopotamo in gita domenicale. Ma il ragazzo oltre ad essere rude e diretto è anche una persona profondamente onesta, ed ha la giusta sensibilità per comprendere il mondo che lo circonda e per accorgersi che forse “i suoi” non sono proprio quelli dalla parte del giusto.

Il film è una storia che parla di guerra, di pace e d’amore, raccontando l’incapacità di comprendere la profonda cultura di un popolo e il cieco desiderio di ricchezza che porta a compiere le azioni più terribili, senza il minimo rispetto per la vita, sia essa umana o aliena.

Avatar è riuscito nella difficile impresa di mescolare i giganteschi alieni con gli esseri umani in un’ambientazione che risulta credibile, dando a questi esseri una straordinaria grazia nei movimenti e una meravigliosa e selvaggia autenticità ai loro visi, e la storia è così coinvolgente che ben presto ci si dimentica degli effetti speciali e si comincia a guardare Pandora come se fosse naturale e il sentimento che sopraggiunge è di ammirazione per il pensiero dei Navi e di rabbia per come gli umani cercano invece di distruggerli.

Provate a sostituire la parola Navi con “indigeni dell’amazzonia”, “pellerossa” o qualunque altra popolazione dalla grande cultura che, i cosiddetti popoli civilizzati, hanno spazzato via e improvvisamente Pandora vi sembrerà molto più che un “film di fantascienza”, come ingiustamente viene definito.

Certo non è indispensabile spendere milioni di dollari di effetti speciali per raccontare una storia che sappia commuovere o incantare, ma quando sono spesi per costruire una macchina così ben fatta, non ho nulla da eccepire.

Ammiro Avatar come tutti i capolavori dell’ingegno umano, quelli che prendono una materia inanimata, un’idea, un blocco di marmo o qualunque oggetto comune e lo trasformano in qualcosa che è in grado di colpire e a volte di incantare colui che la guarda… ecco questa è una grande speranza in un mondo fin troppo ricco di tragedie.

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Io, loro e Lara

Carlo Verdone è stato un mito per molte persone della mia generazione e molti di noi hanno visto talmente tante volte i suoi vecchi film da saperne le battute a memoria. Bianco Rosso e Verdone, Borotalco e tanti altri erano così divertenti che quasi non potevi fare a meno di ridere.

Poi però c’è stato un lungo periodo in cui i suoi lavori non mi hanno appassionato molto, e non perché la sua comicità in fondo conteneva sempre una vena di profonda malinconia, ma semplicemente perché quello stile non lo sentivo più vicino al mio modo di vedere il mondo.

Con questo film però sono tornato ad apprezzarlo e non posso che darne un giudizio decisamente positivo, sia per i contenuti che per lo stile.

Carlo Mascolo è un sacerdote missionario che torna dall’Africa, dove vive e lavora, in preda ad un momento di crisi e di dubbi sulla propria fede e cerca conforto nella sua famiglia per ritrovare se stesso.

Peccato che la sua famiglia sia composta da un padre ex-generale in pensione che ha sposato una giovane e prosperosa moldava e che sta sperperando i suoi soldi, da una sorella psicologa dalle numerose nevrosi e da un fratello broker e cocainomane che sono assolutamente preoccupati di perdere i beni di famiglia per via della loro indesiderata “matrigna”.

Carlo si trova coinvolto in una serie di vicende divertenti, delle quali è quasi impossibile non ridere, ma che ti lasciano anche in  bocca l’amara consapevolezza che quello che stai vedendo purtroppo è più che reale e succede tutti i giorni intorno a noi, spesso molto più vicino di quanto si possa pensare.

Molto bravi tutti gli attori e molto bella anche la fotografia, per alcune scene di Roma e soprattutto per alcune scene girate in Africa, delle quali, da appassionato dell’immagine, sono rimasto assolutamente rapito.

Bravo Verdone, bentornato tra i miei preferiti :)

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Sherlock Holmes

Probabilmente questo film non entrerà nella storia dei capolavori del cinema, ma è stata una piacevole sorpresa. Divertente, leggero ma non banale, una commedia un po’ noir e a tratti film d’azione, con un cast di attori affiatati e ben assortiti.

Certo si tratta di una rivisitazione molto ardita della classica immagine che molti hanno dell’impassibile e acuto investigatore inglese, ma devo dire la verità, forse una rivisitazione molto più apprezzabile di quanto potesse essere l’originale per il pubblico moderno, abituato ad un cinema con un certo ritmo.

Bravissimi Jude Law e Robert Downey Jr, nei panni rispettivamente del dottor Watson e di Sherlock Holmes, e molto suggestiva anche l’ambientazione, con una Londra del secolo scorso nebbiosa e scura, dal fascino assolutamente innegabile.

Consigliato se vi piace il cinema d’evasione e volete trascorrere due ore di piacevole intrattenimento.

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L’uomo che fissa le capre

800px-The_Men_Who_Stare_at_GoatsIeri ho visto il film con George Clooney, Jeff Bridges e Ewan Mc Gregor “L’uomo che fissa le capre”, la divertentissima storia di un giornalista che decide di andare in Iraq  dopo una delusione amorosa per dimostrare a se stesso di non essere un fallimento, e lì incontra uno strambo ex soldato americano che gli racconta la strampalata storia di un reparto segreto dell’esercito Usa che si propone di combattere con i poteri mentali invece che con le armi.

Il giornalista decide di seguire l’ex militare nel deserto e si ritrova coinvolto in una storia surreale e che cambierà il suo modo di vedere le cose.

Incredibile a dirsi ma la storia è tratta da un vero libro pubblicato da un giornalista che racconta le vicende di questa unità segreta chiamata “Esercito nuova terra”.

Gli attori tutti straordinari, non saprei dire chi è più bravo dei tre, oltre a tutti gli altri comprimari, oltre ad essere affiatati e a dare vita ad un mix davvero strepitoso. Il film fa ridere molto ma è pieno di frecciate e di doppi sensi sull’americanismo e sulla guerra, un umorismo intelligente insomma, di quelli che ti lasciano con il sorriso sulla bocca ma con il cervello ben acceso. Assolutamente da vedere, se non altro per la scena in cui George Clooney fissa una capra per ucciderla con i suoi “poteri mentali” ;-)

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Up

up-movie-1Pixar è da anni sinonimo di film d’animazione intelligenti, toccanti e divertenti e anche con Up non si è smentita.

Up racconta la storia Carl Fredricksen,  un anziano pensionato che vive di ricordi in una piccola casa ormai circondata da grattacieli e palazzi.

Frastornato dai rumori e dalle pressioni per vendere il suo piccolo appezzamento di terra,  in un momento d’ira, aggredisce uno degli operai che lavorano intorno alla sua casa e viene condannato ad andare in una casa di riposo.

Ma Carl non ha nessuna intenzione di abbandonare il piccolo mondo che è tutto ciò che gli rimane della sua vita e della sua storia d’amore con Elly, ormai scomparsa da qualche tempo, così decide di scappare, sollevando la sua casa con una enorme quantità di palloncini e di raggiungere le Cascate Paradiso in Sud America, il luogo dove la sua Elly aveva sempre desiderato recarsi, ma dove, per le diverse vicende della loro vita, non erano mai potuti andare.

Nell’avventura viene coinvolto un paffuto ragazzino di nome Russel, un giovane esploratore che si intestardisce nell’aiutare Carl pur di ottenere la medaglia che gli manca per completare la sua preparazione.

Il film è piacevole e divertente, senza mai essere banale e tocca temi profondi come l’amore, la morte, le speranze e le disillusioni della vita e l’inevitabile necessità di superare il proprio passato per cercare di vivere quello che di buono è rimasto nella propria esistenza, senza mai dimenticare chi si è e da dove si viene.

I bambini apprezzeranno sicuramente i colori vivaci del film, il simpatico pennuto gigante e multicolore ed il cane pasticcione che accompagnano Carl e Russel nella loro avventura, mentre i più grandi non potranno fare a meno di guardare il film con ammirazione e di pensare a quanto quello che vedono sullo schermo rappresenti qualcosa che, più o meno profondamente, riguarda la vita di tutti noi.

Il mio è un giudizio di parte naturalmente, la Pixar è in testa alle aziende che ammiro di più per la loro creatività e la loro capacità di innovare, ma vi consiglio vivamente di andarlo a vedere, merita molto di più dei soldi del biglietto :)

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Bastardi senza gloria

Ieri sera ho visto l’ultimo film di Tarantino: Bastardi senza gloria. Una storia ambientata durante la seconda guerra mondiale, che narra le vicende di diversi personaggi, la cui vita ad un certo punto si intreccia sullo sfondo della Francia invasa dai nazisti.

L’idea è piuttosto originale e con un ottimo cast,  spiccano tra tutti due attori straordinari: Brad Pitt, nei panni di un ufficiale dell’esercito americano, a capo di un gruppo di soldati chiamati appunto “I bastardi”, che hanno il compito di catturare, uccidere e scalpare quanti più nazisti possibile, facendo azioni di guerriglia.

E dall’altra parte Christoph Waltz che interpreta invece un ufficiale nazista incaricato di dare la caccia agli ebrei e dal fiuto straordinario per scovare e smascherare i nemici. La sua interpretazione è stata tra l’altro premiata con il titolo di “miglior attore” nell’ultimo festival di Cannes.

Naturalmente per gustare appieno il film bisogna apprezzare Tarantino ed il suo modo cruento di mostrare le cose sullo schermo mentre io, che non sono proprio un fan del suo stile, non riesco a darne un giudizio del tutto positivo. Sicuramente godibile e da vedere, ma piuttosto lontano dal toccare le mie corde emotive, se non quelle del disgusto nel vedere i soldati che tagliano gli scalpi dei nazisti.

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Consigli per la visione

Chi va a vedere un film di dichiarato intrattenimento come Transformers 2 non può certo pretendere di trovarci il pathos di un capolavoro cinatografico.

Eppure lo spettatore, appena si è un po’ assuefatto alla vista di Megan Fox, Inizia a sentirsi defraudato e pensa di proporre il figlio dodicenne per la scrittura dei dialoghi del prossimo episodio.

Anzi forse prova anche un brivido di piacere a pensare che, mentre lui ha perso solo due ore e quattro euro, lo sceneggiatore deve aver perso ben più tempo.

Consiglio finale: fatevi pagare anche solo per scaricarlo da emule ;-)

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Wolverine

Ieri sera ho visto Wolverine origins, il prequel che narra la genesi del personaggio più amato degli X-men.

Ho apprezzato molto il film, come già avevo fatto a suo tempo per Batman Begins, perché è un film di fantascienza, ma si concentra sulla genesi dell’eroe e sull’evoluzione e lo sviluppo della sua psicologia.

Wolverine è un mutante, dotato di un fattore di rigenerazione che gli permette di guarire da qualunque ferita e dispone di temibili artigli ossei che escono dalle mani. In seguito il suo scheletro e i suoi artigli vengono ricoperti con un materiale indistruttibile chiamato adamantio, rendendolo una straordinaria macchina da guerra.

Sullo sfondo il conflittuale rapporto con quello che nel film viene presentato come il fratello e che poi diventerà il suo avversario Sabretooth, il tradimento della donna che ama e il tentativo di sfruttare i suoi poteri da parte di uno spregiudicato scienziato del governo per creare la macchina da guerra perfetta… certo forse i mutanti non esistono ma questo tipo di esperimenti sono probabilmente molto più veri di quanto si possa pensare.

Wolverine a dispetto delle sue straordinarie abilità non è un uomo cattivo, anzi il suo carattere scontroso e solitario è una maschera che serve a difenderlo dalle sofferenze a cui la vita lo ha sottoposto, sofferenze che non risparmiano nemmeno chi è dotato del supremo potere di non morire.

Consigliato se vi piace un genere di film fantastico, ma con qualche spunto di riflessione sparso qua e là.

PS
Consigliato anche alle donne che amano l’attore che impersona Wolverine, Hugh Jackman che nel film è davvero in una forma straordinaria ;-)

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Questione di cuore

immDue uomini colpiti da un infarto nello stesso momento si incontrano nel reparto di terapia intensiva di un ospedale e, quasi per esorcizzare il posto in cui si trovano, cominciano a parlare e fanno amicizia.

I due improbabili amici sono Kim Rossi Stuart, che interpreta un carrozziere “romano de’ roma” e Antonio Albanese, sceneggiatore milanese trapiantato a Roma ed in piena crisi esistenziale.

Il film è uno spaccato delicato e toccante delle loro vite, mentre si consuma il tentativo di ritornare ad una vita normale con la paura di morire che si insinua nelle loro vicende, già complicate prima dell’attacco cardiaco.

I protagonisti sono tutti bravissimi, anche le “consorti”, interpretate da Francesca Inaudi e Micaela Ramazzotti. L’unico neo del film è ovviamente la tristezza che ti assale guardandolo, chissà perché noi Italiani abbiamo sempre questa sensibilità e questo sguardo intimista sulla vita… ma non potremmo produrre anche noi “Fast and Furius” o “Terminator 4″ ???

Mi servono subito almeno tre commedie con Owen Wilson per riprendermi psicologicamente :)

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The Wrestler

The Wrestler è un bel film, ruvido e toccante, che racconta la storia  del wrestler Randy “The Ram” Robinson.

Randy ha vissuto i fasti del wrestling professionistico, ma ormai solo e invecchiato cerca di tirare avanti arrangiandosi a fare piccoli lavoretti e sporadiche apparizioni in combattimenti di poca importanza, finché un giorno un infarto non lo costringe a ritirarsi completamente.

Randy tenta disperatamente di riappropriarsi della vita che gli sfugge di mano, cercando di recuperare l’inesistente rapporto con la figlia e provando a stabilire un contatto umano più profondo con una giovane spogliarellista che gli è amica.

Le cose però sembrano andare sempre peggio, finché alla fine Randy decide di tornare ancora sul ring, nonostante il pericolo di un ulteriore infarto. Il mondo non sembra preoccuparsi molto di lui e a questo punto Randy preferisce morire acclamato che continuare a vivere una vita da invisibile.

The Wrestler ci ricorda con dolorosa consapevolezza la fragilità della condizione umana… sconsigliato a chi è già sul depresso prima di andare al cinema ;-)

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