Tutta la vita davanti
Wednesday, May 21st, 2008Rimango sempre in tema di recensioni di film, ma questa volta con un genere completamente diverso; un bel film italiano che racconta la storia di una brillante neo-laureata in filosofia (Isabella Ragonese) che, tentando di entrare nel mondo del lavoro, si accorge che in Italia le cose non sono poi così facili e finisce per andare a lavorare in un Call Center.
Ogni giorno è sottoposta ad uno speciale rituale propiziatorio, nel quale si canta e si balla per favorire la creazione dell’umore adatto a dare fregature al prossimo, sotto la guida della sua “capa”, la azzeccatissima Sabrina Ferilli.
Ma la cosa che più colpisce non è tanto quello che l’azienda propina, ma piuttosto quello che fanno i dipendenti del Call Center, la maggior parte dei quali non ha minimamente lo spessore culturale, ma soprattutto umano, per capire di essere parte di un meccanismo perverso, e anzi vive la propria giornata come una sfida per rincorrere il maggior numero di appuntamenti presi e per vincere improbabili elettrodomestici come premio.
Come dire che l’uomo, pur di emergere e di appagare il suo senso di autostima, rinuncia a cimentarsi con qualcosa di veramente serio, ma si accontenta di brillare nella mediocrità in cui si trova coinvolto.
Difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro e imbarbarimento culturale, due temi che rendono il film assolutamente da non perdere, insieme alla bravura degli attori. Nel cast, oltre a quelli già citati, ci sono anche i bravissimi: Valerio Mastandrea, sindacalista sfigato e perdente e Elio Germano, venditore rampante in crisi esistenziale.

