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Random thoughts about technology and philosophy

Come diventare un Buddha in cinque settimane

Il Buddhismo è una delle filosofie orientali che incuriosisce di più il pubblico occidentale, spesso avvolta da un certo alone di mistero e anche di ignoranza che la rendono affascinante.

Ho iniziato  a leggere questo libretto con una certa curiosità, perché questo autore ha scritto una serie di manuali, dai titoli piuttosto improbabili, e questo mi sembrava solo l’ultimo di una serie di quelle guide-fai-da-te in cui si propina l’ineffabile ricetta della felicità.

Andando avanti però ho avuto l’impressione di aver espresso un giudizio un po’ crudo e frettoloso, perché l’autore mi ha dato l’idea di voler raccontare, con una certa onestà cos’è il Buddhismo e cosa bisogna fare per praticarlo. Certo non si diventa Buddhisti leggendo un libro e forse, con grande onestà, diventarlo richiede anche una visione del mondo che non è propria di molti di noi, me per primo.

L’idea alla base di questa filosofia è che l’origine dell’infelicità nasce dall’attaccamento alle cose e la chiave per raggiungere la serenità è la comprensione e l’accettazione che tutta la nostra realtà è transitoria e che quindi l’attaccamento non può che portarci, presto o tardi, a soffrire per le cose che non vogliamo perdere per nessuna ragione al mondo.

Detto questo però non è affatto chiaro, né da questo, né da molti altri libri, come e quando si possa raggiungere quello stato di sereno distacco che ci permette di superare momenti tragici, perché se è vero che la perdita di un lavoro può essere vista in chiave Buddhista, vederci la perdita di un genitore o di un figlio è impresa molto più difficile.

Ma del resto lo stesso autore ha perso un figlio molto giovane e quindi è testimonianza vivente del tentativo continuo di raggiungere questo stato di serenità che il Buddhismo implica, perché, come forse anche la logica suggerisce, l’illuminazione non è un fatto che avviene e rimane, come un interruttore che si accende, bensì una condizione mentale che va ricercata e costruita nel tempo.

Diciamo che letto in questa chiave, come strumento di comprensione, piuttosto che come un manuale di illuminazione, il libro è una lettura interessante.

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Emozione Apple + Ballarò

copj13aspPer la serie letture utili ho appena finito di leggere: Emozione Apple, sottotitolo: fabbricare sogni nel XXI Secolo,  un’indagine sui motivi per i quali Apple ha saputo creare un vero e proprio culto intorno ai propri prodotti.

L’idea centrale è che Apple ha costruito una strategia di marketing che comunica che non sta vendendo un computer, ma uno strumento che ci aiuta a vivere meglio e amplia la nostra creatività e il nostro stile di vita digitale. I prodotti sono curati nei dettagli, esteticamente equilibrati e lo stesso carismatico leader di Apple (Steve Jobs) è una sorta di brand vivente.

Naturalmente il discorso è molto più articolato ed analizza sia le ragioni storiche del processo di creazione di Apple, sia le diverse campagne di marketing, dalla famosa “Think Different” che segnò il ritorno di Steve Jobs nel 1997 e che coincise con la rinascita di Apple, fino alle recenti pubblicità “Get a Mac”, dove due attori impersonano un mac e un pc che si confrontano.

Il pc è un simpatico pacioccone, mentre il Mac è un ragazzino fighetto, forse anche meno simpatico, che però esce sempre vincitore dal confronto con il povero pc, alle prese con periferiche che non funzionano e upgrade di Vista che lo bloccano.

La cosa che mi ha colpito di più nel libro però è il racconto di come Apple ha costruito la propria fortuna alla fine degli anni ’70 e la descrizione di come è nata e si è evoluta la  Silicon Valley.

Uomini indubbiamente geniali, supportati dall’università di Stanford e dalle stesse industrie che avevano bisogno dei loro prodotti, hanno creato dei veri e propri imperi finanziari, ma soprattutto hanno lasciato un segno nella storia della Tecnologia. Quasi una fiaba con fate e unicorni per chi come me è costretto a lavorare nel nostro ingrato paese, dove addirittura si viene criticati perché si denuncia nel proprio blog il profondo malfunzionamento del sistema.

Come ciliegina sulla torta ieri sera sono tornato a Ballarò, dove ho assistito all’ennesimo teatrino del confronto fra i nostri politici, da una parte Fassino e Casini e dall’altra La Russa e Lupi.

A parte il fatto che La Russa è troppo simpatico per come parla (e come non pensare a Fiorello che lo imita…) il dibattito è stato come sempre interessante, le posizioni espresse dall’opposizione sempre un po’ più vicine al mio pensiero, ma quello che trovo inquietante è la distanza della politica vera, quella che vedo nella mia città e nell’economia nella quale tento di sopravvivere e quella descritta da loro, distanza che fa si che una buona idea sulla carta, come può essere il federalismo fiscale, nella pratica probabilmente si rivelerà l’ennesima occasione mancata.

Naturalmente spero di sbagliarmi, ma ho l’impressione che i veri difetti strutturali del nostro sistema politico-istituzionale tendano a non essere cambiati, forse perché scardinerebbero equilibri e privilegi troppo radicati, o forse perché i nostri politici sono sempre lo specchio della nostra mentalità italiana che loda l’essere “furbo”, piuttosto che l’essere onesto.

Mi auguro che la fine della fase acuta della crisi di cui si parlava ieri sera sia vera, sarebbe una bella boccata di ossigeno per i cittadini e per le imprese che sono state in apnea per diversi mesi… chissà perché però il mio quinto senso e mezzo avverte delle stonature e come sempre non può fare a meno di notare che ci sono 4 politici in studio, 9 auto blu nel parcheggio (sempre nuove di zecca), una quindicina tra autisti e gorilla, più una nutrita schiera di guardaspalle e suggeritori in studio.

Chi paga tutto questo ? Mmm, ho forti sospetti ma non posso dirlo ;-)

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L’aquila e il pollo fritto

zucconiUn libro consigliato a chi, come me, ama e detesta nello stesso tempo gli Stati Uniti. Un paese che ha un’efficienza che noi neppure sogniamo, una predisposizione all’ordinato rispetto delle regole, percepite non come una costrizione, ma come una componente necessaria del vivere civile, contrapposta alla nostra proverbiale furbizia, per la quale ogni regola è da rispettare sì, ma solo a certe condizioni…

Eppure gli Stati Uniti sono anche il paese della sedia elettrica e delle iniezioni letali, sono il paese dove non esiste un’assistenza sanitaria pubblica decente, sono il paese dove i ragazzini adolescenti portano a scuola, insieme alle loro paure e alla delicata fase in cui si trova la loro vita, anche pistole e fucili di grosso calibro, provocando stragi inenarrabili come quella di Columbine.

Gli Usa sono il paese che ha eletto come presidente un emerito cretino come Bush Junior e che però quattro anni dopo ha saputo stupire il mondo eleggendo un “nero” di 47 anni che si chiama Barack Hussein Obama, mentre noi abbiamo ancora in parlamento cariatidi novantenni che hanno calcato la scena praticamente dalla trasformazione della Monarchia in Repubblica, ed escludo da questa lista ovviamente Rita Levi Montalcini, che a dispetto dei suoi 100 anni ad Aprile ancora continua a fare il suo lavoro di scienziata.

Se volete farvi un’idea di come vede questo grande e contraddittorio paese un Italiano trapiantato, non mancate di leggerlo :)

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Le leggende del mondo emerso

Tanto per variare le mie letture di questi ultimi tempi ho appena finito un altro mattoncino fantasy “Il destino di Adhara” della nuova saga “Le leggende del mondo emerso” di Licia Troisi.

Finora avevo apprezzato parecchio i libri di questa giovane autrice italiana, ma questo non mi ha convinto tantissimo, forse perchè avevo appena finito l’altro e quindi il “contrasto” fra i due universi ha avuto il suo peso… vedremo con il seguito della storia.

Le vicende sono ambientate nell’universo fantastico chiamato”Mondo Emerso”, circa 50 anni dopo quelle narrate nella trilogia precedente. Dopo un lungo periodo di pace una nuova minaccia incombe sul mondo, sotto forma di una terribile pestilenza che prelude ad una nuova guerra fra razze. A decidere le sorti di questa guerra sono stavolta un giovane cavaliere di Drago e una ragazza senza memoria, che il destino farà incontrare e scontrare, intrecciando le loro vite in una trama complessa e terribile.

Per chi pensasse che questo genere di libri siano solo prodotti della fervida fantasia di qualche scrittore, provare a sostituire i termini “Mezzelfo” con “Arabo”, umano con “Americano”, gnomo con “Cinese” e forse le guerre e le tensioni narrate non sembreranno poi così estranee, in fondo il fantasy (scritto da autori umani) ripropone sempre l’eterna lotta tra il bene e il male che caratterizza il nostro mondo.

Nel frattempo ho deciso che mi procurerò una bella saga più vecchia, così potrò leggerla tutta dall’inizio alla fine, senza aspettare i 3 anni che gli autori ci impiegano a finirla ;-)

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Brisingr

In una giornata in cui ho dedicato molto tempo alla lettura ho divorato le 500 pagine restanti di Brisingr, terzo capitolo della saga di Christopher Paolini, iniziata con Eragon e Eldest.

Per la verità all’inizio doveva essere una trilogia, ma poi è diventata una saga di quattro libri, chissà se per la ragione che dice l’autore, ovvero il numero di pagine esagerato del terzo volume, oppure se per puri motivi pubblicitari e di guadagno.

Molti non amano i libri fantasy, molti li giudicano tutti uguali e ripetitivi… non so se hanno ragione, ma a me piacciono molto, se non altro per la semplice ragione che mi trasportano per qualche ora in un mondo di draghi, elfi e creature magiche e restituiscono alla realtà un pizzico di magia che la vita quotidiana spesso ci impedisce di percepire.

Tra l’altro, spulciando a destra e sinistra, ho scoperto che è uscito da poco anche il primo libro di una nuova trilogia di Licia Troisi, altra autrice fantasy che apprezzo molto… domani dovrò comprarlo !!! Peccato che libri così piacevoli e nei quali i ragazzi potrebbero trovare delle belle alternative agli insulsi programmi televisivi o alle innumerevoli e vuote ore passate sui social network, costino così tanto… anche in questo la logica di mercato impone le sue spietate regole… ma il mondo lo abbiamo fatto per noi o per servire qualche oscuro signore che controlla le nostre azioni ??? Boh, ci vorrebbe un “mago per capirlo” ;-)

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The big switch

Continuo a non capire perché i traduttori italiani si ostinino a dare ai libri un titolo che non c’entra mai niente con quello originale e, se possibile, di renderlo più catastrofico. 

E’ il caso di questo interessante saggio che in inglese si chiama appunto “The big switch”, mentre in italiano è stato tradotto con “Il lato oscuro della rete”.

Il libro parla dei cambiamenti che sta subendo il mondo informatico in conseguenza dello sviluppo sempre più pervasivo di Internet e cerca di immaginare quale potrà essere lo scenario IT nei prossimi anni e quali sono i benefici e i rischi per le aziende e per la società.

Personalmente ho trovato estremamente interessante la parte che descrive l’evoluzione del “Cloud Computing”, ovvero di quella tendenza per la quale molte aziende smantellano le loro infrastrutture interne per servirsi di software residente all’esterno, comprandolo come un servizio. Molto affascinante il paragone con l’energia elettrica, inizialmente prodotta all’interno delle stesse aziende (si parla dei primi del ’900) e poi invece decentrata nelle centrali elettriche.

Meno interessante, e molto più soggettiva, secondo me, la parte relativa ai rischi connessi alla nuova struttura informativa che si va delineando,in particolare il rischio del controllo da parte delle autorità e della censura.

Una lettura comunque molto valida, specialmente per chi opera oggi nel campo dell’IT.

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The myth of multitasking

Ho appena finito di leggere un bel libro che si intitola “The myth of multitasking”, sottotitolo “How doing it all gets nothing done”.

E’ un libro agile di appena 140 pagine, che spiega perché il multitasking, ovvero il fare più cose contemporaneamente, non solo non è un bene, ma anzi comporta un deciso peggioramento nella quantità e nella qualità delle cose che riusciamo a fare.

Benché non ci sia scritto nulla di rivoluzionario, la lettura è assai interessante perché spiega la differenza tra i diversi tipi di multitasking: quello cattivo, ovvero il continuo cambiare attenzione da una cosa all’altra, che definisce “switchtasking”, e quello buono, il cosiddetto “background tasking”. 

Il backgroundtasking sarebbe quello che facciamo quando per esempio stiamo stirando una camicia e in sottofondo ascoltiamo della musica, ovvero la contemporaneità di più attività che non richiedono un lavoro attivo da parte del cervello.

Pare infatti che gli studi più recenti abbiano definitivamente confermato che il cervello non può in nessun modo fare più cose nello stesso tempo e che, al pari di quello che fa un computer, per cui peraltro il termine multitasking era stato inventato, non fa che passare da una cosa all’altra con una consistente perdita di tempo.

Dedicato a tutti quelli che ritengono di saper fare dieci cose insieme, in particolare quelli che hanno installato sul pc nell’ordine: Messenger, Facebook, Skype, Twitter, Un lettore qualunque di feed e la posta elettronica, e che, nonostante tutto questo, dichiarano di riuscire a lavorare.

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Letture estive al volo

Stasera ho finito questo libro molto interessante che si intitola: “Perché mentiamo con gli occhi e ci vergogniamo con i piedi”, che in edizione originale si chiama “The Definitive Book of Body Language”… chissà come fanno a inventare titoli di sana pianta.

Il libro parla di linguaggio corporeo, analizzando il significato di: espressioni facciali, gesti, posture e molto altro ancora. 

Se vi piace l’argomento o siete semplicemente interessati a capire meglio le persone che vi stanno di fronte è una lettura veramente piacevole. Unico effetto collaterale è che mentre parlate a qualcuno e magari incrociate i piedi vi verrà da pensare: oddio adesso sto in un atteggiamento di chiusura… ;-)

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Breve rassegna di libri che ho letto

Brevissima rassegna di libri che ho letto questa estate:

 

L’ultima lezione, la vita spiegata da un uomo che muore: L’ultima lezione di un professore americano famoso e felicemente sposato con tre figli, che scopre di avere un male incurabile e che morirà all’età di 47 anni proprio questa estate. La sua ultima lezione è un inno alla vita e una straordinaria testimonianza di dignità. Purtroppo nel libro non si ha lo stesso effetto che guardano il video che ho segnalato già in precedenza (video che però ho trovato per ora solo in inglese), cmq un bel libro da leggere.

 

Non avevo capito niente: le divertenti disavventure di un quasi eroe controcorrente, l’avvocato Vincenzo Malinconico, alle prese con la sua vita inconcludente e la difesa di un becchino di camorra.

 

 

 

I dannati di Malva: un racconto molto più breve delle saghe a cui ci ha abituato questa giovane scrittrice fantasy italiana, molto ben scritto e sufficiente per apprezzare il suo stile se si è appassionati di fantasy e si volesse leggere le sue due trilogie.

 

 

Che fine ha fatto Mr Y: delirante racconto fantasy-thriller che parla di un libro che maledice chi lo legge… niente di speciale :(

 

 

 

 

La setta dei libri blu: Altro fanta-thriller che racconta le avventure di tre improbabili alleati alle prese con una potentissima setta che cerca di controllare il mondo con dei libri molto particolari. Non eccezionale ma gradevole come lettura distensiva.

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Giovanni Allevi

Giovanni AlleviLa musica classica è qualcosa che ho sempre sfiorato nella vita, senza mai avvicinarmi troppo. Apprezzo alcuni pezzi, però dopo un ascolto leggermente più prolungato preferisco sempre tornare al mio buon vecchio folk rock americano o ai cantautori italiani.

Di recente però un amico mi aveva parlato di un giovane pianista di nome Giovanni Allevi che, a suo dire, fa miracoli al pianoforte, uscendo dai canoni della musica classica con uno stile anticonformista e straordinariamente originale.

E’ stato così che ieri, facendo una passeggiata in un luogo assolutamente consumistico come Mediaworld, mi sono imbattuto in un libro scritto proprio da lui e intitolato: La musica in testa. Ho letto rapidamente la copertina e incuriosito l’ho comprato.

La musica non è certo il mio mondo, anzi ho difficoltà a ricordare come fa “Tanti auguri a te”, però non ho potuto fare a meno di immergermi nella lettura dei suoi racconti, scritti con uno stile semplice e asciutto, ma dal quale traspare un amore assoluto e viscerale per la propria arte.

Per Giovanni la musica una specie di entità che entra nella sua testa nei momenti più impensati e che in un certo senso lo usa come strumento per essere ascoltata e richiede una dedizione quasi assoluta.

Ma la musica non è solo talento, ma è anche una vita fatta di continui sacrifici e di lotte per poter conquistare il diritto ad esprimersi, specialmente se si è timidi e introversi e, come lui, si cerca di fare qualcosa che esca dai canoni considerati corretti; anni di lavori precari, porte sbattute in faccia e viaggi in America alla ricerca di fortuna, fino al meritato successo. Successo però che non ha cambiato molto la vita di questo ragazzo quasi quarantenne che non possiede nemmeno una macchina e va al supermercato come i comuni mortali.

Credo che Allevi sia rimasto se stesso non perché è disinteressato ai soldi o al successo, ma perché ha una passione bruciante per le cose che fa e sceglie un mestiere difficile per il bisogno imprenscindibile di esprimere la propria arte. Penso a quanto sarebbe bello se ciascuno di noi potesse vivere la propria vita con un simile senso di autorealizzazione, pur con tutti i dubbi e le paure che comunque possono assalirti.

Eppure la nostra vita spesso è fatta proprio al contrario, facciamo per svariate ore a settimana qualcosa che detestiamo e cerchiamo un hobby che ci faccia provare, nelle poche ore che riusciamo a ritagliarci, quel senso di totale libertà e di comunione con il mondo a cui, più o meno palesemente, una gran parte di noi aspira.

Tutta la mia vita è stata una sfida a questo stato di cose e, per ora, non sono così fortunato come lui, però la lettura del libro è stata interessante e anche da stimolo per la mia continua ricerca di un modo di vivere migliore. Consigliato ai sognatori.

PS
Come sottofondo di questo post c’è ovviamente un suo album

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