The myth of multitasking

Ho appena finito di leggere un bel libro che si intitola “The myth of multitasking”, sottotitolo “How doing it all gets nothing done”.

E’ un libro agile di appena 140 pagine, che spiega perché il multitasking, ovvero il fare più cose contemporaneamente, non solo non è un bene, ma anzi comporta un deciso peggioramento nella quantità e nella qualità delle cose che riusciamo a fare.

Benché non ci sia scritto nulla di rivoluzionario, la lettura è assai interessante perché spiega la differenza tra i diversi tipi di multitasking: quello cattivo, ovvero il continuo cambiare attenzione da una cosa all’altra, che definisce “switchtasking”, e quello buono, il cosiddetto “background tasking”. 

Il backgroundtasking sarebbe quello che facciamo quando per esempio stiamo stirando una camicia e in sottofondo ascoltiamo della musica, ovvero la contemporaneità di più attività che non richiedono un lavoro attivo da parte del cervello.

Pare infatti che gli studi più recenti abbiano definitivamente confermato che il cervello non può in nessun modo fare più cose nello stesso tempo e che, al pari di quello che fa un computer, per cui peraltro il termine multitasking era stato inventato, non fa che passare da una cosa all’altra con una consistente perdita di tempo.

Dedicato a tutti quelli che ritengono di saper fare dieci cose insieme, in particolare quelli che hanno installato sul pc nell’ordine: Messenger, Facebook, Skype, Twitter, Un lettore qualunque di feed e la posta elettronica, e che, nonostante tutto questo, dichiarano di riuscire a lavorare.

2 Responses to “The myth of multitasking”

  1. matteo Says:

    hai ragione …

    credo che sia un problema soprattutto della mia generazione..!

  2. fgiamma Says:

    Infatti dovresti proprio leggerlo il libro, forse inizieresti a vedere le cose da una prospettiva dalla quale ti sarà difficile tornare indietro ;-)

Leave a Reply