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Random thoughts about technology and philosophy

Evviva

Evviva, ora sì che mi sento più tranquillo… mentre corro dalla mattina alla sera per cercare di far sopravvivere la mia azienda in un mondo di merda:

  • in cui la meritocrazia non esiste
  • in cui la prima domanda che ti fanno è “di chi sei figlio ?”
  • in cui se non hai un politico che ti raccomanda non lavori nemmeno a farti verde
  • in cui se non sei una azienda con almeno 10.000 dipendenti non hai diritto a nessun aiuto
  • in un paese in cui dobbiamo aiutare il settore auto con gli incentivi… ma perché i computer non si possono rottamare ???
  • in in un paese in cui l’ignoranza è sempre più diffusa e il libro più letto è 3 metri sopra il cielo… (con tutto il rispetto per la letteratura di genere)

E la finisco qui, ma potrei continuare per ore a scrivere… bene in questo paese ora abbiamo le ronde dei cittadini !!!

Evviva, lunga vita a chi le ha inventate.

The millionaire

Devo essere onesto, io non sono un fan dei giochi televisivi, anzi per la verità li detesto. Il vecchio “Lascia o Raddoppia” poteva ancora andar bene, ma vedere un cretino che ansima davanti a dei pacchi da aprire e si agita come se tenesse in mano il destino dell’universo mi fa molto ridere.

Eppure questo meraviglioso film è costruito proprio intorno ad un gioco televisivo, l’edizione indiana del nostro “Chi vuol essere milionario”. Jamal, un ragazzino cresciuto nella baraccopoli di Mumbai, partecipa al gioco e arriva alla finale dopo aver accumulato qualche milione di rupie, ma  il presentatore arrogante e invidioso lo fa arrestare dalla polizia con l’accusa di aver imbrogliato.

La polizia indiana evidentemente non va troppo per il sottile e Jamal viene picchiato e torturato con la corrente per farlo confessare ma, inaspettatamente, trova un poliziotto capace di ascoltare e si ritrova a spiegare come ha fatto a rispondere a tutte le domande del gioco raccontando la propria vita.

Scopriamo così la storia tragica e commovente di Jamal che nasce nella parte sbagliata dell’India, quella dell’anonima povertà, in cui si può essere uccisi solo perché si crede nel Dio sbagliato sotto gli occhi indifferenti di chi invece dovrebbe difenderti.

Jamal, il fratello maggiore Salim e una ragazzina di nome Latika corrono e scappano, cercando di sopravvivere nella giungla che li circonda, trasformandosi in un soffio da bambini in uomini.  Jamal crescendo si innamora di Latika e finisce per perderla e ritrovarla più volte fino a che non gli viene portata via con la forza da uno dei boss della città.

Ma Jamal è uno che non si arrende e partecipa al quiz proprio perché sa che lei lo guarderà.

The millionaire è una specie di favola, una storia di crudeltà ma anche di speranza e di redenzione, ambientata in un mondo pieno di colori cupi, dove la realtà è intrisa di violenza, che si mescola sottilmente ai lussuosi grattacieli  costruiti sui resti delle vecchie baracche.

Una storia da guardare e su cui riflettere, per tutti i Jamal e le Latika che esistono nella realtà, perché i grattacieli non hanno eliminato la povertà, l’hanno solo spostata un pò più in là.

Il ciclo della vita

Questo blog è stato per molto tempo il luogo che ha ospitato le mie riflessioni più o meno ragionate sulla vita e sul mondo che mi circonda, toccando tante volte temi anche molto personali, poi nel corso degli anni le mie annotazioni sono diventate meno frequenti e più superficiali, non so se per maggiore riservatezza o  per minore profondità del mio modo di vivere.

Fatto sta che stasera la notizia della morte di Eluana Englaro mi ha colpito molto.

Sono stati spesi fiumi di parole in questi giorni, per cui mi asterrò dal commentare le polemiche e le diverse posizioni politiche.

Per quanto mi riguarda credo si trattasse di una scelta difficile e comunque molto personale.

Comprendo la sofferenza straziante della famiglia che per diciassette anni ha vissuto la mancata speranza che qualcosa cambiasse e ha visto spegersi l’anima in un corpo che rimaneva lì come un simulacro, ma che certamente conservava ben poco della persona che era stata.

Io probabilmente quella spina non l’avrei mai staccata, né a me stesso, né a mia figlia. Ma è facile dirlo mentre si è comodamente seduti sul proprio divano con la capacità di alzarsi e di fare quello che si vuole, in altre condizioni… chissà.

Eluana aveva la mia età. Probabilmente in un tempo diverso e in culture diverse la morte era vista in modo meno terribile, come parte integrante della struttura stessa della vita; ma oggi, almeno per me, rimane un evento spaventoso.

Eppure continuo a non capire lo sbandieramento intransigente del valore della vita e le accuse verso il padre, si può contestare la sua decisione certo, ma definirlo un assassino mi pare davvero ipocrita.

In fondo non occorre avere un mitra per uccidere, basta rubare decine di milioni di euro alla sanità, basta inquinare le falde acquifere con un fabbrica, basta non preoccuparsi del destino di migliaia di famiglie che hanno bambini piccoli e in cui l’unico lavoratore, magari operaio sottopagato, perde il lavoro.

Mi fa davvero rabbia il pianto di coccodrillo di politici vestiti da Ermenegildo Zegna, scortati da uno stuolo di gorilla che costano cifre che sfamerebbero una famiglia africana per  decenni, e che magari sono appena usciti dalla prima di un concerto alla Scala.

Io credo che bisognerebbe guardarsi profondamente dentro  prima di riempirsi la bocca di belle parole. Ma capisco che per fare politica sia necessario avere un ritratto come quello di Dorian Gray, che si sporca e invecchia al posto tuo, mentre tu puoi sempre sfoggiare il tuo sorriso sbiancato e il tuo abito ben stirato, che almeno le pieghe della ciccia le nasconde, quelle dell’anima forse ci riesce un po’ meno.

Lo so è una riflessione inutile, ma qualche volta bisogna parlare ad alta voce, almeno per sentire l’eco delle proprie parole.