Questo blog è stato per molto tempo il luogo che ha ospitato le mie riflessioni più o meno ragionate sulla vita e sul mondo che mi circonda, toccando tante volte temi anche molto personali, poi nel corso degli anni le mie annotazioni sono diventate meno frequenti e più superficiali, non so se per maggiore riservatezza o per minore profondità del mio modo di vivere.
Fatto sta che stasera la notizia della morte di Eluana Englaro mi ha colpito molto.
Sono stati spesi fiumi di parole in questi giorni, per cui mi asterrò dal commentare le polemiche e le diverse posizioni politiche.
Per quanto mi riguarda credo si trattasse di una scelta difficile e comunque molto personale.
Comprendo la sofferenza straziante della famiglia che per diciassette anni ha vissuto la mancata speranza che qualcosa cambiasse e ha visto spegersi l’anima in un corpo che rimaneva lì come un simulacro, ma che certamente conservava ben poco della persona che era stata.
Io probabilmente quella spina non l’avrei mai staccata, né a me stesso, né a mia figlia. Ma è facile dirlo mentre si è comodamente seduti sul proprio divano con la capacità di alzarsi e di fare quello che si vuole, in altre condizioni… chissà.
Eluana aveva la mia età. Probabilmente in un tempo diverso e in culture diverse la morte era vista in modo meno terribile, come parte integrante della struttura stessa della vita; ma oggi, almeno per me, rimane un evento spaventoso.
Eppure continuo a non capire lo sbandieramento intransigente del valore della vita e le accuse verso il padre, si può contestare la sua decisione certo, ma definirlo un assassino mi pare davvero ipocrita.
In fondo non occorre avere un mitra per uccidere, basta rubare decine di milioni di euro alla sanità, basta inquinare le falde acquifere con un fabbrica, basta non preoccuparsi del destino di migliaia di famiglie che hanno bambini piccoli e in cui l’unico lavoratore, magari operaio sottopagato, perde il lavoro.
Mi fa davvero rabbia il pianto di coccodrillo di politici vestiti da Ermenegildo Zegna, scortati da uno stuolo di gorilla che costano cifre che sfamerebbero una famiglia africana per decenni, e che magari sono appena usciti dalla prima di un concerto alla Scala.
Io credo che bisognerebbe guardarsi profondamente dentro prima di riempirsi la bocca di belle parole. Ma capisco che per fare politica sia necessario avere un ritratto come quello di Dorian Gray, che si sporca e invecchia al posto tuo, mentre tu puoi sempre sfoggiare il tuo sorriso sbiancato e il tuo abito ben stirato, che almeno le pieghe della ciccia le nasconde, quelle dell’anima forse ci riesce un po’ meno.
Lo so è una riflessione inutile, ma qualche volta bisogna parlare ad alta voce, almeno per sentire l’eco delle proprie parole.