Ieri sera parlavo con Jim e Massimiliano del sito ted.com e, complice anche il vino di Roberto, ne decantavo le virtù di contenitore di idee e spunti di riflessione.
Così stamattina ho fatto un po’ di zapping nel sito e mi sono imbattuto in questi due video di Paola Antonelli, italiana trapiantata negli States da 13 anni, che dirige il dipartimento di “Architettura e Design” del Moma di New York.
I video parlano di Design, visto come una forma d’arte e nel suo rapporto con la scienza. Assolutamente fantastici da guardare sotto diversi profili:
- Il fascino e la passione per il proprio lavoro di Paola Antonelli
- L’innovatività degli oggetti inquadrati nello sfondo
- L’idea di mettere a confronto cose apparentemente distanti per scovare relazioni che altrimenti non avremmo mai trovato
Insomma, dopo una settimana passata a combattere per la sopravvivenza economica questo è cibo per la mente, è carburante che serve a mantenere in vita i neuroni della creatività e forse a trovare anche qualcosa di più innovativo nel proprio quotidiano.
- http://www.ted.com/index.php/talks/paola_antonelli_treats_design_as_art.html
- http://www.ted.com/index.php/talks/paola_antonelli_previews_design_and_the_elastic_mind.html
Con il passare del tempo tendo a trovare relazioni sempre più profonde fra cose assolutamente diverse, forse perché non ho il tempo di farne molte e quindi cerco di collegare quelle che faccio… o forse perché con gli anni qualche granello di consapevolezza in più si è depositato in fondo al mio zainetto di esperienze.
Comunque sia questo discorso sul design, sulla ricerca della bellezza e dell’essenzialità degli oggetti che si concretizza in oggetti dalle forme essenziali e dalla funzionalità totale, mi ricorda molto il principio in base al quale si studia l’aikido. Una lezione di aikido funziona nello stesso modo sia per le cinture nere 7 dan che per i principianti, ciascuno ripete delle tecniche, magari già viste centinaia di volte, per trovare in esse la vera essenza e riprodurle nel modo più vicino possibile alla perfezione.
Quando si diventa esperti di qualcosa si tende a dimenticare i fondamenti, nell’aikido questo non succede, perché anche un grande esperto può riscoprire, facendo un movimento basilare, di aver tralasciato qualcosa e sentire per un momento di doverlo riapprofondire, per poi reinserirlo istintivamente nel suo bagaglio di movimenti sofisticati e leggeri che lo rendono come una danza.
In un mondo in continua corsa verso l’accumulo di cose spesso inutili ed effimere, esplorare alla ricerca della vera essenza e dei pochi principi che muovono le cose mi sembra un’idea rivoluzionaria anche se, nella sua semplicità, dovrebbe già essere uno dei principi fondamentali del nostro percorso.