A whole new mind
Monday, March 10th, 2008
Il mondo in cui viviamo è per certi versi sorprendente. Solo negli ultimi 15 anni gli strumenti tecnologici e le possibilità che abbiamo a disposizione sono cresciute esponenzialmente.
Nel lontano 1987 comprai il mio primo computer, un 8088 compatibile Olivetti, con 256 Kilobyte di Ram e privo di hard disk, roba da vera preistoria. Circa un anno dopo, con grande sacrificio economico, acquistai un modem, con il quale pensavo di potermi mettere in contatto con il favoloso mondo delle BBS, l’antenato di Internet.
Per la verità non avevo un’idea precisa di cose fosse una BBS, ma immaginavo una specie di paradiso nel quale si potevano trovare programmi da scaricare a volontà.
Fu così iniziai l’esplorazione di questo nuovo mondo, armato del mio poderoso nuovo strumento che andava alla strepitosa velocità di 2400 bit/sec, contro i 7.000.000 bit/sec dell’ADSL con cui sto scrivendo adesso questo articolo.
Naturalmente le BBS erano ospitate per lo meno a Roma o peggio a Milano, perciò dovevo collegarmi facendo una telefonata interurbana, con la continua ansia di consumare i soldi dei miei genitori. Le BBS non avevano niente di simile alle meravigliose interfacce grafiche a cui siamo abituati oggi, ma erano dei programmi testuali piuttosto complicati, spesso i programmi da scaricare non erano descritti bene ed erano enormi per la velocità del mio modem e inoltre la maggior parte delle BBS imponeva di depositare qualcosa prima di poter scaricare.
Come potete immaginare l’esperienza fu disastrosa e la portata di quel disastro è ancora maggiore se considerate che oggi anche ragazzini che hanno meno di 10 anni riescono facilmente ad andare su google e a fare ricerche su qualunque argomento.
Ma questo progresso innegabilmente straordinario ha anche diversi lati oscuri tra i quali ci sono l’abbattimento delle barriere geografiche e temporali tra i vari paesi e la maggior facilità di comunicazione a velocità sempre più sostenute, che spesso vengono fatti ricadere sotto il grosso ombrello della parola “globalizzazione”.
Uno degli effetti più devastanti di questo processo di progressiva riduzione delle distanze, unito alla sempre maggiore affidabilità e potenza degli strumenti di calcolo, è la progressiva perdita di valore sul mercato del lavoro delle professioni legate alla manipolazione delle informazioni, che in inglese si chiamano con il bel termine di “Knowledge workers”, persone che traggono il proprio reddito non dalla fatica manuale, ma dalle proprie competenze e dalla capacità di trattare la conoscenza: informatici, avvocati, assicuratori, contabili, ecc…
Moltissime aziende hanno cominciato infatti a dare in outsourcing dei lavori, più o meno meccanici, in paesi dove la manodopera specializzata costa poco, come ad esempio l’India, che sforna ogni anno qualcosa come 350.000 nuovi ingegneri.
I settori in cui si verifica questo progressivo spostamento di capitali sono tantissimi: l’informatica prima di tutti, ma anche la medicina, la consulenza aziendale, la contabilità e chissà quanti altri nel prossimo futuro.
Di questo e di tanti altri aspetti si parla nello stupendo libro di Dan Pink intitolato “A whole new mind”, che descrive questa situazione con grande dovizia di particolari e nello stesso tempo analizza e riassume le capacità che saranno necessarie nel prossimo futuro (ma forse anche nel presente), per poter sopravvivere a questo riassetto epocale del mercato.
Il libro si focalizza sul fatto che la capacità analitica di elaborare i dati, che generalmente viene controllata dalla parte sinistra del cervello e quindi viene chiamata L-direct thinking, non è più sufficiente, ma deve essere necessariamente affiancata dalla capacità di trovare nuove relazioni fra le cose, con un’approccio olistico che sintetizzi tutti gli aspetti di un problema per rielaborarli e trovare una visione d’insieme che lo spieghi o lo risolva in maniera innovativa (in inglese questa visione di insieme si chiama “Big picture”).
In altre parole bisogna sfruttare la parte destra del nostro cervello che presiede in maniera quasi esclusiva al pensiero creativo (R-direct thinking).
Tanto per fare un esempio delle diverse prerogative delle due aree del nostro cervello, se il nostro capo ci dice: “ho bisogno delle tue orecchie !”, la parte sinistra del cervello analizza la frase e capisce il significato letterale delle parole, ma è solo la parte destra che intuisce che si tratta di una metafora e che il capo non vuole letteralmente i nostri padiglioni auricolari, ma semplicemente la nostra attenzione.
I più potenti super computer eccellono nelle elaborazioni sequenziali tipiche della parte sinistra del nostro cervello e lo fanno a velocità per noi inimmaginabili, tanto che un computer può battere a scacchi anche il più forte campione del mondo, ma sono assolutamente fallimentari nelle attività proprie della parte destra del cervello. Incidentalmente queste attività sono anche quelle che è più difficile, se non impossibile, dare in outsourcing.
Che sia questa la chiave per il futuro del nostro mondo del lavoro ? La risposta è complessa, ma vi consiglio di non perdere questo appassionante viaggio a metà fra economia e creatività.
