English adventures…
Tuesday, February 26th, 2008Questa mattina ho messo a dura prova le mie (scarse) conoscenze di inglese, facendo da guest speaker in una delle classi di Jim. Prima di arrivare ero un po’ preoccupato dell’esito di questo esperimento, perché non avevo mai fatto uno speach in pubblico, né tantomeno sugli argomenti più diversi che possono venir fuori dalle domande degli studenti.
Appena li ho visti però sono stato sicuro che mi avrebbero tirato dietro un sacco di pomodori e ortaggi di stagione… parlavano più o meno tutti con perfetto ed incomprensibile slang giovanile e americano ed ero sicuro che non avrei nemmeno capito le domande.
Invece dopo aver ascoltato una parte della lezione mi sono immerso nell’argomento ed ho cominciato a riflettere sul metodo didattico dimenticando completamente in che lingua si stava parlando, così quando è arrivato il mio turno penso di aver fatto una figura passabile o almeno ortaggi non ne sono piovuti
Al di là dell’aspetto linguistico l’esperienza è stata molto interessante. In particolare mi è piaciuto l’approccio di Jim che parte da una serie di fatti, apparentemente non correlati, per poi tessere le fila di una trama più complessa e tentare di guardare le cose da una prospettiva più ampia, per rendere quella che più o meno in inglese si può chiamare “big picture”: la visione d’insieme delle cose.
E’ sempre una sorta di magia vedere come il barlume della consapevolezza si insinua nelle menti delle persone, quantomeno degli studenti interessati, sembra quasi di vedere una lampadina che si accende e che improvvisamente dissipa l’oscurità che ti impediva di vedere le cose, che pure avevi di fronte.
Mi è piaciuto anche molto l’approccio di far sorgere domande, stimolare la coscienza critica e magari ipotizzare delle risposte, senza però considerarle una verità assoluta, ma anzi sottolineando sempre come spesso la verità (ma vale anche per giustizia, libertà, ecc…) sia un fatto assolutamente culturale, cioè che è giusto e normale in un paese può sembrare assolutamente assurdo in un altro.
Per esempio una cosa che è assolutamente inconcepibile per molti studenti è la nostra tendenza a non rispettare le piccole regole, in particolare nel modo di guidare che all’occhio di un americano preciso e rispettoso delle regole, può apparire quantomeno colorito.
Ma io trovo altrettanto inconcepibile che sia possibile in alcuni stati americani comprare un fucile automatico al supermercato, mentre qui da noi per avere il porto d’armi bisogna avere una raccomandazione papale.
Mi piacerebbe saper adottare più spesso questo relativismo nei miei giudizi e nelle mie valutazioni, ma mi piacerebbe anche che fosse più diffuso tra coloro che prendono decisioni importanti. Chissà se Bush per esempio si è mai chiesto se la sua “Enduring Freedom” è proprio la stessa libertà che vogliono afghani e irakeni.
A questo punto io ho trovato la soluzione: Jim for president !!!
PS
Sono stato quasi completamente anonimo nel citare nomi e situazioni…
