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Random thoughts about technology and philosophy

Voooolare, nel blu, dipinto di blu…

Io e Icaro sicuramente non siamo parenti, l’aereo non è certo un mezzo che prendo a cuor leggero, anche se con il tempo ho imparato a farmene una ragione e sono riuscito a farci anche viaggi lunghi.

Che io salissi su un aereo ultraleggero invece era un evento che ritenevo assolutamente improbabile, eppure oggi per la seconda volta mi sono lasciato trascinare in questa esperienza divertente, ma assolutamente devastante per un fifone del volo come me.

Qui sotto qualche testimonianza del coraggiosissimo atto (e c’erano pure oltre 20 nodi di vento):

Allegro

L’aereo su cui ho volato, nell’hangar dell’aviosuperfice della Celsetta,  con Fabrizio che finisce di fare i check (ha appena rimontato il supporto che muove i FLAP… sob), si chiama “Allegro”

Tenuta di volo

Questo sono io invece in tenuta di volo, con tanto di cuffia che fa molto professional…

Aviotron

Questo è il gioiello di Fabrizio, il sistema di ausilio alla navigazione da lui inventato e chiamato Aviotron

Martignano

Questo è il laghetto di Martignano, su cui abbiamo volato prima di arrivare su quello di Bracciano

Panorama

Panorama in volo

Altro panorama

Altro panorama in volo, con il “poderoso” montante dell’ala dell’ Allegro bene in vista.

Laws of simplicity

Laws of simplicitySveglia alle 6.30, premo il pulsante “Invia e ricevi” per scaricare la posta, mentre preparo il caffè. Nei cinque minuti successivi ricevo le mie prime 200 email, di cui 100 di spam, 70 segnalazioni di problemi sui server e 30 di cose da fare, di cui almeno 20 sono cose che mi fanno venire l’orticaria.

Verso le 8.00 arrivo in ufficio e di mail ne arrivano altre 10, e così durante tutta la giornata, in un crescendo di cose da fare, di telefonate e di messaggi su skype e msn, i nuovi meravigliosi strumenti di intrusione che distruggono definitivamente la nostra tranquillità lavorativa.

Se questo scenario vi è familiare, vi consiglio la lettura del libro “Laws of Simplicity”, un breve trattato su che cosa è la semplicità, scritto da John Maeda, un professore del MIT di Boston, noto designer, artista ed esperto di computer. Io l’ho preso in inglese su amazon uk, ma l’ho visto tradotto anche in italiano (non so con quali esiti) su IBS.

Il libro ha un’impostazione schematica, tipicamente americana, che talvolta tradotta in italiano suona come una specie di ricettario, ma non è questa l’impostazione dell’autore che parte invece dal presupposto di farsi delle domande su cosa vuol dire semplicità in un mondo complicato come il nostro e sui principi che ne sono alla base. Come lui stesso afferma, il libro ha molte domande interessanti e poche risposte, ma il solo percorso di prendere coscienza di questo aspetto dell’esistenza è davvero interessante.

Anche questo libro rientra nell’elenco di quelli che io considero assolutamente fondamentali per la formazione di un programmatore, progettista o realizzatore di soluzioni, nonché pubblicitario o uomo di marketing. Ma le idee sulla semplicità si applicano benissimo anche alla vita di tutti i giorni.

Su IBS c’è un commento, piuttosto negativo, di un italiano, che però secondo me non ha letto bene il libro o non è capace di cogliere le sfumature, tuttavia cita un altro libro “Le lezioni americane” di Italo Calvino, che io non ho letto, e che quindi mi procurerò subito, per poter dare un giudizio più accurato.

Come ho già scritto in un post precedente, io non sono filo-americano, però gli americani hanno una capacità di sintesi che spesso noi non abbiamo e forse il libro di Maeda sarà pure “ovvio”, come dice il commentatore di IBS, fatto sta però che la Apple (che è americana purosangue) ha creato l’IPOD che ha venduto milioni di pezzi seguendo esattamente questi principi e noi no.

Siccome i nostri designer sono molto bravi e la nostra industria della creatività è molto apprezzata, a mio avviso, una lettura critica di un testo come questo non può che migliorare la qualità della nostra produzione.

Il testo è invece obbligatorio per tutti quelli che lavorano con me nella realizzazione di programmi e sono capaci di mettere i tre pulsanti dell’applicazione agli angoli della finestra e di fare il carattere “Arial” da 8, rosa su sfondo viola !

A corredo del post c’è una Mappa Mentale (PDF) della semplicità, che naturalmente ha un senso solo dopo aver letto il libro.

Un altro post illuminante

Un altro post illuminante di Joel Spolsky…

L’androide mancato…

Ieri sera ho spedito una email con un link ad un articolo di Repubblica che parla dell’esclusione dell’Italia dalla competizione promossa da Google per creare una nuova piattaforma di sviluppo per dispositivi mobili.

L’articolo ha suscitato la risposta di Cesare che ha fatto una serie di osservazioni interessanti, ponendosi, dice lui, nella veste di bastian contrario.

Le osservazioni che riassumo brevemente sono:

  • Il deposito cautelativo dei soldi è una forma di tutela dei consumatori, quindi se depositi i soldi per un concorso è più difficile che poi questi soldi svaniscano.
  • Il deposito presso un notaio è un’operazione ormai nota a tutti gli italiani, qualunque atto passa sempre per questa figura un po’ mistica, che spesso prende soldi senza però avere una vera forma di responsabilità per quello che fa (e la mia casa comprata con regolare atto, ma priva di abitabilità ne è un esempio…). Quindi se la regola vale per tutti, perché non dovrebbe valere per Google ?
  • La mancata partecipazione dell’Italia potrebbe essere un modo per contrapporre il software open agli accordi che il governo ha fatto con Microsoft per aprire dei centri di ricerca in Italia.

Le osservazioni sono ovviamente condivisibili, ma il tema della mia email non era tanto il fatto che tutto sia secondo le regole, il mio pensiero è che le regole siano sbagliate.

Gli Stati Uniti sicuramente non hanno niente da insegnarci in materia di diritti umani, stato sociale e tanti altri valori fondamentali che nella vecchia Europa sono sicuramente rappresentati meglio (l’immagine del quartiere nero di Milwaukee è sempre davanti ai miei occhi…), ma una cosa ce la insegnano con i fatti: la semplicità delle procedure porta ai risultati, la burocrazia porta solo a consumare denaro.

L’Italia, e credo anche molta Europa, producono poca tecnologia e chi ha delle idee fa tanta fatica a portarle avanti, mentre i finanziamenti pubblici per l’innovazione vanno a finire più o meno sempre nelle mani degli stessi soggetti, che battendo i loro contatti in Filas o in posti simili, si accaparrano milioni di Euro per la produzione del “nulla” di turno.

Ogni idea passa per notai, Siae, società, tasse che strangolano le realtà emergenti… la mia speranza è che in un futuro non troppo lontano si riesca a bilanciare un po’ il nostro sistema di valori, che io apprezzo infinitamente di più di quello americano, con una impronta più dinamica sullo sviluppo e sulla ricerca, che in un mondo totalmente connesso e privo di barriere spazio-temporali, come è oggi il nostro, è fondamentale per la sopravvivenza delle imprese, senza le quali la tutela sindacale serve a poco (e chi mi conosce sa che sono di sinistra).

Post al volo

Due cosette al volo:

  1. La Nike ha comprato la Converse… un pò come dire che il Diavolo ha comprato una tenuta vicino al bagno estivo del Paradiso.  In questo articolo di Repubblica, peraltro interessante da leggere.
  2. L’Italia fuori dalla competizione messa in piedi da Google per creare un nuovo sistema operativo per cellulari, per colpa della burocrazia… come al solito siamo sempre gli ultimi :( , sempre da Repubblica.

Sappiamo cosa vuoi

Sappiamo cosa vuoiUn’altra brevissima recensione sul libro: Sappiamo cosa vuoi, sottotitolo: chi, come e perché ci manipola la mente. Ho iniziato a leggere questo libro dopo averne trovato una recensione nel sito che stiamo risistemando per Davide e l’ho trovato molto interessante.

In realtà il libro è una sorta di estratto, con una grafica più accattivante di un libro, che immagino ben più corposo, intitolato “Coercion”.

Il soggetto sono le tecniche utilizzate dalla pubblicità per manipolare la mente dei consumatori in vari settori: Vendite, Eventi, Media, Persone,Informatica.

    Alcune cose sono abbastanza ovvie, altre ben più sottili. Una lettura che mi sento di consigliare a tutti per diventare consumatori più consapevoli e rendersi conto, almeno entro certi limiti, di quanto i nostri acquisti siano pilotati e guidati da attenti studi psicologici e di marketing.

    Ho trovato piuttosto agghiacciante la parte che parla degli psicologi infantili che vengono assoldati per studiare il modo di manipolare i bambini, in parte perché influenzano le scelte dei genitori (pare per un giro di affari di 600 milioni di dollari) ed in parte perché l’affezione per un brand sembra essere qualcosa che ci si porta dietro per tutta la vita… mmm ora che ci penso a casa mia compriamo quasi solamente automobili Renault da tanti anni … :?

    Ghostwriter

    immagineasp.gifBrevissima recensione di questo thriller scritto dallo scrittore inglese Robert Harris. Il protagonista è un ghostwriter: uno scrittore che scrive libri (soprattuto biografie di personaggi famosi) per conto di altre persone, senza comparire come autore.

    Il protagonista del libro viene ingaggiato per scrivere la biografia dell’ex premier inglese, dopo la morte misteriosa del ghostwriter precedente. Nonostante alcuni dubbi accetta l’incarico e si ritrova coinvolto in una storia di sotterfugi e scandali che non sembra tanto diversa da una probabile realtà.

    La figura del primo ministro peraltro assomiglia molto a Blair, per il comportamento e per le azioni che gli vengono attribuite. E’ un bel libro, nel suo genere, ben scritto e quindi piacevole da leggere.

    Good things in life…

    Dal Blog del Designer ed esperto di comunicazione John Maeda (famoso per le sue leggi sulla semplicità):

    http://www.flickr.com/photos/maeda/1782182319/