Archive for May, 2007

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Thursday, May 10th, 2007

E dopo lunga e faticosa traversata atlantica sono tornato finalmente a casa… Il volo da Chicago ad Amsterdam è stato particolarmente movimentato, soprattutto all’inizio, e quindi il nostro stomaco non è stato contento, la parte da Amsterdam a Roma invece è stata tranquilla. Ora se non fosse che non dormo da ventiquattro ore sarebbe tutto a posto ;-) Quindi alla prossima puntata foto ed ulteriori commenti.

Time to go…

Wednesday, May 9th, 2007

Le valigie sono pronte e dopo dieci giorni di intenso slang americano, domani si torna a casa. Mi porto dietro una nuova borsa piena di cianfrusaglie americane per genitori e parenti e un sacco di belle esperienze che mi hanno dato una visione un po’ piu’ profonda dell’America.

Spiderman 3

Tuesday, May 8th, 2007

Ieri sera e’ andata decisamente meglio del previsto, mi aspettavo un film tipo “Blues Brothers” con lo slang di Chicago, del quale ho capito il 5%, mentre invece tutti gli attori parlavano un inglese abbastanza comprensibile !

Per quanto riguarda il giudizio sul film, devo dire che mi associo a quello che ho letto un po’ di giorni fa in giro su Internet: effettivamente il film ha qualche parte un po’ troppo americana per i miei gusti, un po’… come dire… celebrativa, pero’ mi e’ piaciuta molto la figura del cattivo Sandman e il contrasto tra la parte buona e quella oscura dell’uomo ragno.

Il messaggio di fondo che sono le nostre scelte a determinare quello che diventiamo mi pare ben posto. Ciascuno di noi ha delle opportunita’ ed ha una parte buona ed una cattiva, ma ha anche, almeno nella maggior parte dei casi, la possibilita’ di andare dall’una o dall’altra parte.

Mi e’ piaciuta invece particolarmente una parte che pare non sia stata gradita da molti, ovvero quella in cui Peter Parker, in preda al suo “lato oscuro”, se ne va in giro per New York facendo lo spaccone con le ragazze… divertente e dissacrante, come forse merita di essere un po’ la vita.

Certo che il film va guardato tenendo conto del fatto che siamo al terzo episodio e che quindi l’effetto sorpresa non e’ piu’ cosi’ evidente, anche se gli effetti speciali continuano ad essere spettacolari. Inoltre l’aderenza della storia al fumetto e’, per ovvie ragioni di sceneggiatura, abbastanza blanda e figure chiave come quella di Gwen Stacy appaiono in una sequenza temporale completamente diversa.

Nel complesso quindi il mio giudizio e’ positivo, certo non lo posso definire esaltante, come invece definirei un film tipo il primo Matrix, cioe’ qualcosa che rompe gli schemi per creare un nuovo genere, pero’ il voto e’ sicuramente positivo.

Mustang Cobra

Monday, May 7th, 2007

Tra le amenita’ americane, John il compagno della sorella di Jim mi ha fatto fare un giretto sulla sua Mustang Cobra, una macchina che ha qualcosa come 550 cavalli e piu’ o meno corre ed accelera come una Ferrari.

Io non sono un fan delle macchine e della velocita’, ma devo dire che la sensazione e’ abbastanza impressionante ! Stamattina poi sono stato anche a vedere un raduno di mustang di tutti i tipi, compresa una che assomiglia molto alla nostra Ferrari Enzo, una specie di macchina da corsa da 360 Km all’ora.

Altra contraddizione di questo paese: molte persone sono come bambini in un negozio di giocattoli quando vedono macchine come queste, ma se la polizia ti becca che hai superato il limite  di 10 Km vai direttamente in galera… bah.

It’s Miller Time !

Sunday, May 6th, 2007

Questa ve la devo proprio raccontare ! Dopo aver fatto un giretto nel downtown di Milwaukee, quello che per noi rappresenta il centro storico, siamo andati a visitare la fabbrica della birra Miller, che io non avevo mai sentito nominare, ma che qui in America e’ molto popolare.

La fabbrica  in realta’ e’ un insieme di edifici divisi da una strada, che e’ stata ribattezzata, non senza un po’ di pomposita’: “Miller Valley”, appena entrati ci controllano i documenti per verificare che abbiamo piu’ di 21 anni, perche’ alla fine del tour c’e’ l’assaggio della birra. La tizia che guarda il mio passaporto mi chiede almeno tre volte “your wrist”, ma solo la sua brillante idea di indicare il mio polso mi fa capire che diavolo fosse un wrist…

Impadronitasi del mio polso ci attacca una fascetta, molto simile a quella che hanno i nenoati, e poi ci spedisce di corsa in una sala cinema, dove sta per iniziare il filmato che introduce la visita.

Scopriamo cosi’ che Frederic Miller arriva in America nel 1855 e che, dopo aver girato per tutti gli states, finalmente trova il suo paradiso a Milwaukee e qui, forte del suo spirito indomito e coraggioso di americano, fonda la fabbrica… ma come americano… ma non era tedesco ? Vabbe’ si vede che la sua decisione di aprire qui la fabbrica gli ha fatto guadagnare la cittadinanza automaticamente :-)

Il filmato dura almeno dieci minuti, nei quali uno speaker degno della notte degli oscar ci racconta l’evoluzione della birra Miller, il duro periodo del proibizionismo e le geniali idee che gli permisero di resistere fino ai giorni nostri. Grazie a tutto questo noi oggi possiamo godere del “Miller Time”, ovvero l’inesauribile istante di piacere che comporta il bere la birra Miller.

L’unica cosa divertente del video e’ proprio la pubblicita’ di questo momento “magico”, si vede un tipo che entra in un bar e che vede una ragazza bellissima seduta da una parte, la guarda e appena tira fuori la bottiglia di birra Miller, lei gli sorride ammiccante e la pubblicita’ si chiude con lo slogan: “What makes a good night a very good night… we call this Miller Time”

Pensando di aver superato definitivamente l’autocelebrazione dei Miller, iniziamo la visita della fabbrica, che peraltro e’ molto bella ed interessante, ma proprio quando ormai eravamo certi di averla fatta franca, ci imbattiamo in un altro di quei cartelli che ti fanno ridere per ore, con una scritta tipo: Noi onoriamo la memoria dei nostri veterani, perche’ con il loro sacrificio ci hanno permesso di avere il nostro Miller Time… That’s America :-)

Ancora appunti di viaggio

Saturday, May 5th, 2007

La visita alla cittadina di Madison e’ stata interessante, tipica cittadina universitaria, un po’ come la nostra Perugia… ma moltiplicata per 10 :-)

Abbiamo fatto un’interessante chiacchierata con Renata, un’amica di Jim che vive e lavora qui da 14 anni. Molti italiani hanno il mito di lavorare negli States ed  e’ interessante conoscere invece l’opinione di chi ci sta veramente e confrontare le impressioni che si hanno al primo impatto con quelle di chi invece vive in maniera piu’ profonda nel tessuto sociale del paese.

Poi naturalmente non poteva mancare uno stop in un altro tipico “mall” americano, parolaccia che intende in generale un grande magazzino, questa volta di scarpe. Molto fantasiosamente il posto si chiama “Shoe box” ed e’ situato verso l’interno ad una decina di miglia da Madison, in un bel paesaggio un po’ piu’ country e verde di quello visto finora.

Per finire la serata cena con un altro piatto “dietetico”… baccala’ fritto con patatine, naturalmente anch’esse fritte… e meno male che il 90% degli alimenti nei supermercati hanno la scritta “low fat”

Tanto per scrivere…

Friday, May 4th, 2007

Tanto per scrivere un po’, certo che fare un post da un computer, liberamente accessibile a tutti, dentro l’universita’ di Madison e’ una cosa che non penso potrei sperimentare in qualunque altra universita’ italiana… in questo ci danno un pista.

Madison e’ carina, tipica citta’ universitaria, un po’ come Perugia, piena di ragazzi e in cui si sentono parlare gli idiomi piu’ diversi…

Time to go

Small is beautiful

Friday, May 4th, 2007

Gli Stati Uniti sono il paese delle cose enormi. Svariate volte piu’ grandi della superficie dell’Italia ma con una densita’ di popolazione bassissima, per proseguire poi con la tendenza al gigantismo di tutto quello che si vede.

Automobili esageratamente grandi, confezioni di alimenti grandi quanto un sacco, taniche di latte da 10 litri… per non parlare di Hamburger e gelati.

Ma questo e’ ancora niente se paragonato all’impatto che fa la skyline di una citta’ come Chicago, con due edifici che superano i 300 metri di altezza. Dall’alto di uno dei due, su cui sono salito ieri, la torre john Hancock, c’e’ una vista molto bella della citta’, che si estende per chilometri e chilometri con una popolazione di una decina di milioni di abitanti.

Tuttavia non posso fare a meno di sentirmi a disagio tra tutta questa grandezza, troppe cose ostentatamente grandi e molte persone che sembrano immensamente tristi, Jim dice per scherzare che gli americani sono tutti: brutti, tristi, soli e grassi… e purtroppo in molti casi ha ragione, soprattutto sul soli e sul grassi.

Non parliamo poi della Televisione, in confronto a quello che si vede qui Maria de Filippi diventa il mio programma preferito. I programmi americani hanno tutti il minimo comun denominatore nella violenza, piu’ guerra, botte e sangue si vedono e meglio e’, sono tutti spaventati dalla guerra, dai terroristi, da qualunque cosa sia diversa dal loro criterio di normalita’.

Una di queste mattine Jim mi ha fatto vedere uno dei posti in cui e’ cresciuto, vicino al lago Michigan, mentre camminavamo sulla spiaggia, una signora ci ha chiesto un’informazione ma poi, forse preoccupata dal nostro aspetto o dallo zaino che avevo sulle spalle, ha aggiunto subito che lei era molto contenta perche’ la polizia pattuglia continuamente la zona ed e’ bello averli intorno (is good to have them around…), considerate che la zona in questione e’ tipo i Parioli a Roma, un posto in cui la probabilita’ di avere problemi e’ piu’ o meno quella di ricevere un meteorite in testa.

Ma proprio grazie a questo terrore (sempre alimentato dal tono concitato dei media), il buon vecchio George W riesce a spendere milioni di dollari per la guerra, mentre il suo paese degrada sempre di piu’ nel sociale.

Diciamo che piu’ vedo gli States e piu’ mi convinco che questo e’ un paese in cui non potrei vivere, anche se ha diverse cose positive da cui potremmo prendere esempio, a cominciare dall’efficienza delle aziende, lasciate sempre fuori dalla politica, esattamente il contrario di quello che accade da noi.

Tra le cose “cool” di Chicago, oltre ovviamente ai suoi grattacieli, c’e’ un bellissimo Apple store, con decine e decine di Mac e Ipod con cui giocherellare… che tentazione.

Oggi invece e’ il turno della citta’ di Madison, che dovrebbe essere considerevolmente piu’ piccola di Milwaukee, intorno ai 150.000 abitanti, lunedi’ invece e’ il turno di una cosa che sono quasi sicuro di apprezzare: Spiderman 3 su uno dei megaschermi americani !

PS

Dopo qualche giorno ho acuta nostalgia di un bel piatto di spaghetti :-)

Shopping day

Thursday, May 3rd, 2007

Oggi giornata di shopping, iniziata alle 9.00 con Wal Mart, proseguita poi con Best Buy e altri posti di cui non ricordo gia’ il nome per la stanchezza.

Il panorama dei supermercati non e’ molto diverso da quello dei nostri centri commerciali, fatta eccezione per le dimensioni che sono ovviamente due, tre e in alcuni casi anche dieci volte maggiori.

Per la verita’ non ho comprato poi molto, giusto qualche gadget per gli amici, anche se per certe cose i prezzi sono davvero bassi e con il cambio del dollaro cosi’ favorevole si fanno buoni affari, ma almeno questa volta sono rimasto immune dal demone dell’acquisto ad ogni costo… speriamo di resistere anche domani a Chicago

Tra le cose piu’ interessanti della giornata invece c’e’ stata una chiacchierata di quasi due ore tra Jim ed un’altra persona, che ha messo a dura prova il mio inglese con lo slang e l’accento del posto, ma che mi ha dato una bella panoramica del modo in cui le persone di qua vedono il mondo… istruttivo.

Domani si prevede la puntatina a Chicago, in treno… chissa’ come sara’ il paragone con il nostro “meraviglioso” treno dei pendolari… :-)

Come arrivare in America in 10 semplici mosse

Tuesday, May 1st, 2007

Ore 2.00 del 30 Aprile 2007… la mia sveglia mi ricorda inesorabilmente che e’ ora di svegliarsi e, dopo alcuni tentativi, fortunatamente andati a vuoto, di romperla, mi alzo.

Alle 3.00 passo a prendere Jim e ci incamminiamo (metaforicamente) verso l’aeroporto. Le strade sono ovviamente deserte e non abbiamo problemi nell’arrivare a Fiumicino, ma una volta la’ cominciamo subito male. Il parcheggio per la lunga sosta ha un bus navetta verso l’aeroporto, ma fino alle 5.00 di mattina bisogna chiamarlo premendo un pulsante rosso.

Indovinate un po’ cosa succede premendolo ?

Esatto, non succede niente, risponde una voce che dice che tutti gli operatori non ci sono e dice di chiamare il caposcalo, dando un numero di telefono che, guarda caso, non si capisce piu’ dopo le prime 3 cifre.

Fortunatamente passa una navetta che veniva a scaricare delle persone dall’aeroporto e quindi riusciamo ad arrivare in orario.

Il resto del viaggio e’ stato semplice, volo tranquillissimo fino ad Amsterdam, un piccolo ritardo di mezz’ora di quello per Chicago, ma poi tutto ok, anche la trasvolata e’ stata veramente da manuale, nessuna turbolenza, nessun bambino piangente, un po’ di spazio perche’ il terzo sedile della fila era vuoto, cosa vuoi di piu’ dalla vita ?

Arrivati a Chicago la sorella di Jim ci ha trasbordato a casa sua che dista, appena, un’oretta di Freeway.

Il paesaggio qui e’ molto diverso da quello che avevo visto in California  e negli altri stati del sud, forse simile a quello che c’era dalle parti di Yellowstone: tanti alberi, tante case di legno, strade immense e macchine spesso altrettando grandi.

Certo fa un’impressione strana vedere tutte queste casette attaccate, ciascuna con il suo pezzo di giardino con un’erbetta super curata e senza alcuna recinzione, poche persone in giro e stando a quanto mi dicono, anche pochi contatti umani tra vicini, del resto si sa l’america e’ una nazione che premia parecchio l’individualismo.

L’approccio con lo slang familiare e’ divertente, un sacco di espressioni che fanno ridere e tutti i discorsi che abbondano di freaky, funky, funny, fucking e via dicendo.

Oggi abbiamo fatto una prima esplorazione di Milwaukee, dal quartiere dei ricchi a quello piu’ povero… indovinate un po’ di che colore erano quelli che lo abitavano ??? Bravi, erano neri :-)

Per il resto e’ la tipica cittadina americana da film, anche se mi mancano ancora dei pezzi del downtown, domani approfondiro’ meglio il giro andando a fare un po’ di shopping… ma ora e’ tardi… I gotta go :-)