Sottotitolo: cronaca di 4 ore e 20 minuti allucinanti al Pronto soccorso (e meno male che è pronto)
Sono le 19:40 di Sabato sera, sono in giro con un’amica che da qualche giorno ha dei dolori addominali, che però in quel momento hanno deciso di diventare così forti da non farla respirare… dopo qualche esitazione alla fine decidiamo di andare al pronto soccorso di Albano.
Arrivati nella fatiscente sala d’aspetto (già gremita di avventori) suoniamo alla porta e dopo qualche minuto ci apre un infermiere che chiede cosa è successo, dopo aver ascoltato la storia, prende i dati della mia amica e ci dice di aspettare che ci chiamino… e qui nasce un primo sospetto… ma come fa un infermiere a classificare la gravità di un caso senza una visita ? Quei dolori potrebbero essere qualunque cosa… comunque aspettiamo fiduciosi
Dopo più di un’ora di attesa, vedendo che la mia amica ha dolori sempre più forti risuono alla porta, mi apre un’infermiera dalla faccia scocciata, alla quale chiedo qualche notizia e spiego che la situazione sta peggiorando. La simpatica signorina mi risponde, senza mai guardarmi negli occhi, che c’è un solo medico e che appena possibile ci chiameranno e mi richiude la porta in faccia lasciandomi a parlare da solo.
Dopo un’altra mezz’ora esce un paziente e chiediamo, sempre alla stessa infermiera che stava davanti la porta, se ci può dire qualcosa, ma lei sempre più scocciata farfuglia che c’è un solo medico e mi risbatte la porta in faccia, sempre senza mai guardami negli occhi.
Dopo un pò, saranno state più o meno le 22.20 (2,40 di attesa), esce un’altra infermiera che, dopo uno scambio di parole con alcuni malati in attesa, tra cui la mia amica, si permette di rispondere anche male e dire frasi del tipo “Si certo perché noi qua stiamo a pettinà le bambole…”. A questo punto la pazienza comincia a scarseggiare e mi faccio una prima litigata con la tizia, la quale tenta di risbattermi ancora la porta in faccia, ma stavolta sono più pronto, fermo la porta e la minaccio di chiamare i carabinieri, allorché lei ancora più inviperita perché ha perso il suo punto di forza, ovvero sbattere la porta, minaccia a sua volta di denunciare me per “interruzione di pubblico servizio”… servizio ?
Dopo un’altra quarantina di minuti (e le ore di attesa sono tre), mi riaffaccio alla porta che un altro paziente lascia aperta e subito uno zelante portantino mi apostrofa “Dica… “, gli spiego nuovamente la situazione e lui per tutta risposta mi dice che c’è un solo medico e cerca di risbattermi la porta in faccia… ormai veloce come Steven Seagal, blocco di nuovo la porta e mi incazzo anche con lui, ottenendo ovviamente lo stesso risultato che si ha prendendo a capocciate una parete di calcestruzzo… però nel frattempo finalmente chiamano la mia amica.
Dopo circa un’altra ora venti minuti (e sono 4.20 in totale) la mia amica esce dal pronto soccorso: gli hanno dato il Malox, le hanno fatto una flebo e naturalmente hanno classificato il suo caso come un codice bianco, così dovrà pagare anche il ticket di 25 Euro per la prestazione… non male vero ?
Naturalmente questo è un caso di malasanità minore, rispetto ai ferri dimenticati nei pazienti, a quelli che entrano per un’ernia ed escono cadaveri o per quelli che muoiono su una barrella del pronto soccorso perché il personale non può uscire fuori a prenderli, ma di certo è una di quelle cose che ti trasmettono un grande senso di rabbia e di preoccupazione. Rabbia verso un sistema che non funziona, un sistema che spende milioni di euro nel fare cose inutili e poi non ha i fondi per mettere un medico in più in un pronto soccorso e rabbia anche verso le persone che, con tutta la comprensione per le loro condizioni di lavoro difficili, trattano coloro che dovrebbero assistere con arroganza e sufficienza.
Se il sistema in cui viviamo è fatiscente almeno dovremmo cercare di comportarci bene a livello personale… forse un antidolorifico lo può somministrare anche un infermiere, nell’attesa che il medico arrivi… soprattutto se l’attesa è di 3 ore…
E’ troppo umano ?