Archive for January, 2007

Lettera a Beppe Grillo

Thursday, January 18th, 2007

Questa mattina ho mandato una lettera a Beppe Grillo su uno dei tanti fenomeni di malcostume del nostro paese… non so se la pubblicherà tra le milioni che riceve, comunque ecco il testo:

Caro Beppe, mi permetto di darti del tu perché dopo aver letto tanti tuoi post mi sembra un pò di conoscerti. Ma bando ai convenevoli, ti volevo sottoporre una delle tante cose che mi fanno detestare questo paese al quale sono comunque troppo legato per emigrare altrove.

Gestisco con mio cugino una piccola srl che si occupa di servizi internet e che è erede di un piccolo provider Internet che ebbi l’ardire di aprire nel lontano 1996. Tralasciando il fatto che il provider chiuse (come peraltro molti altri) a seguito dell’incontrollato fenomeno dell’Internet gratuito, oggi siamo specializzati nella fornitura di servizi Internet, tra i quali ovviamente la posta elettronica.

Da qualche tempo è stata regolamentata dallo stato la cosiddetta PEC, posta elettronica certificata, con valenza legale pari a quella di una raccomandata. Allora ci siamo detti, bene ora la facciamo pure noi, mi pare una buona opportunità di business… se non che per essere inserirti nell’elenco degli operatori abilitati bisogna essere una società di capitali con almeno un milione di euro di capitali versati… come puoi evincere dal seguente link del CNIPA.
Ok mi dirai tu… forse è una cosa fatta a tutela del consumatore, forse in questo modo si vuole evitare che persone con pochi scrupoli mettano in piedi un servizio fasullo… ma un milione di Euro sono garanzia di questo ? Parmalat quanto capitale sociale aveva ?
E noi che siamo regolarmente iscritti al registro delle imprese, che abbiamo un capitale sociale di 20.000 Euro che cosa siamo… ladri ?

Non è questo il paese il cui motore sono le piccole e medie imprese… ? La desolante verità è che in questo paese invece chi ha voglia di fare ed è disposto a lavorare 12 ore al giorno inveche che 8 non solo non ha nessun beneficio fiscale e nessun sostegno dallo stato, ma anzi è strangolato da norme e regi decreti che ci fanno camminare a passo di lumaca…

E mentre il nostro governo si riunisce a Caserta per deliberare sulla fase 2 gli indiani che hanno quattro lauree per uno e parlano inglese come io parlo il dialetto della mia città ci stanno per togliere anche il poco lavoro rimasto… senza parlare poi dei cinesi che per ora per fortuna si occupano solo di scarpe e vestiti.

E’ solo un grido in una folla che urla, ma se ti va di pubblicarlo e di portare a conoscenza del tuo vasto pubblico questo ulteriore piccolo aspetto del nostro costume nazionale… beh male non potrà fare.

Grazie per l’attenzione.

Fabrizio

The pursuit of happiness (La ricerca della felicità)

Sunday, January 14th, 2007

Il titolo inglese rende meglio l’idea, pursuit significa anche “inseguimento” o “caccia”, ed è proprio questo che fa il protagonista di questo bel film americano di Muccino.

Will Smith e il suo simpatico figlioletto (figlio anche nella realtà) si trovano in una San Francisco dove si alternano grandi edifici dai vetri opalescenti e grandi file di diseredati che cercano disperatamente un posto per dormire… l’altra faccia dell’American Dream.

Ho avuto modo di vederlo con i miei occhi girovagando per la città e devo dire che il film rende davvero bene l’idea. Certo alla fine c’è un Happy End, però l’occhio di un europeo nella regia si vede davvero. Un bel messaggio, anche tipicamente americano, cioè quello che chi si rifiuta di arrendersi alla fine ottiene dei risultati, ma calato nella realtà e nelle difficoltà che si incontrano nella vita vera, quelle che rendono le dichiarazioni di Bush alla televisione tipo: “Defeat is not an option” (la sconfitta non è una possibilità contemplata), pura retorica di un paese che di contraddizioni sue ne ha così tante che dovrebbe fare un pò più di autocritica prima di andare per il mondo a “esportare” la democrazia.

PS. Se siete curiosi di vedere il vero Christopher Gardner lo trovate qui.

Occidente

Monday, January 8th, 2007

Nella bolgia infernale della giornata, un post al volo su un libro interessante: Occidente di Mario Farneti.

Il libro è una ucronia, ovvero una rappresentazione immaginaria, ma plausibile di un periodo storico sulla base di ipotesi e fatti fittizi. L’ipotesi più forte è che Mussolini non sia entrato in guerra a fianco di Hitler e quindi da qui tutta una serie di conseguenze, ovvero l’alleanza con gli americani, il fascismo ancora al potere nel 1972 con Mussolini novantenne che abdica a favore di Galeazzo Ciano… e così via.

Particolarmente divertente vedere personaggi noti come Giulio Andreotti nel ruolo di un altro prelato, forse futuro papa, vedere cambiato il nome dell’areoporto Leonardo da Vinci nel più “italico” Italo Balbo, o leggere la descrizione della torre celebrativa al largo di Ostia, alta 500 metri e chiamata Caput Mundi, nonché assistere alla guerra in Vietnam, dove insieme ai vari capitani John Smith, svettono le figure dai nomi ben più altisonanti di “Capomanipolo”, “Console”, ecc…

Come ben sanno i miei amici io non sono certo un fan del fascismo, ma le alternative storiche vanno sempre meditate, in più è una discreta spy story che si legge tutta d’un fiato, anche se mischia parecchi elementi storico/esoterici e dà un’immagine paternalistica del regime che forse non sarebbe stata proprio così, anche se le premesse fittizie dell’autore fossero state vere.

Dialogo di un venditore di almanacchi.

Friday, January 5th, 2007

Stamattina, leggendo il blog del mestiere di scrivere, ho ritrovato il dialogo di un venditore di almanacchi di Leopardi, un bellissimo condensato di un pensiero che più o meno tutti abbiamo fatto. Lo riporto integralmente:

DIALOGO DI UN VENDITORE D’ALMANACCHI E DI UN PASSEGGERE

Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?

Passeggere. Almanacchi per l’anno nuovo?

Venditore. Si signore.

Passeggere. Credete che sarà felice quest’anno nuovo?

Venditore. Oh illustrissimo si, certo.

Passeggere. Come quest’anno passato?

Venditore. Più più assai.

Passeggere. Come quello di là?

Venditore. Più più, illustrissimo.

Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?

Venditore. Signor no, non mi piacerebbe.

Passeggere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?

Venditore. Saranno vent’anni, illustrissimo.

Passeggere. A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?

Venditore. Io? non saprei.

Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?

Venditore. No in verità, illustrissimo.

Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?

Venditore. Cotesto si sa.

Passeggere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?

Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.

Passeggere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?

Venditore. Cotesto non vorrei.

Passeggere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?

Venditore. Lo credo cotesto.

Passeggere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?

Venditore. Signor no davvero, non tornerei.

Passeggere. Oh che vita vorreste voi dunque?

Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.

Passeggere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?

Venditore. Appunto.

Passeggere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?

Venditore. Speriamo.

Passeggere. Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.

Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.

Passeggere. Ecco trenta soldi.

Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.

How to succeed

Monday, January 1st, 2007

Ogni anno in California si tiene un grande incontro di cervelli che si chiama TED (http://www.ted.com), nell’attesa di poterci andare una volta personalmente, per ora mi accontento di guardarmi i loro video.

Molto carino questo su come avere successo, dura solo tre minuti ed è divertente e interessante.

Welcome 2007

Monday, January 1st, 2007

Caro 2007, sei appena entrato e non mi fai certo pensare ad un anno diverso da quello appena trascorso, anzi mi pare che i problemucci che abbiamo lasciato il 31 Dicembre siano ancora tutti qua… ma comunque ti perdono, sei ancora giovane e forse prima che tu diventi grande, beh una mano me la darai…