Il Cacciatore di aquiloni, di Khaled Hosseini, un romanzo intenso, pieno dell’amarezza e della crudeltà che una guerra sa creare, ma anche della dignità e del coraggio che l’uomo oppone alle avversità che incontra nella propria esistenza.
Più di una volta mentre leggevo sul treno le lacrime mi sono uscite furtivamente dagli occhi… Senza dubbio uno dei libri più belli che abbia mai letto.
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Per gli appassionati di misteri e delle loro possibili spiegazioni, vi segnalo il sito di Massimo Polidoro, scrittore e membro del Cicap, il comitato per il controllo delle affermazioni sul paranormale. In particolare ho trovato interessanti e divertenti i suoi podcast.
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E’ stato pubblicato il “Living Planet Report 2006″, un interessante, sebbene poco incoraggiante, rapporto sullo stato di salute del nostro pianeta. Merita almeno una veloce lettura.
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Sarà lo stress di un periodo particolarmente pesante di lavoro, o magari sarà semplicemente così, ma mi sembra di girare un pò a vuoto. L’altro giorno una pesante discussione sul nulla più assoluto mi ha lasciato la sgradevole sensazione di vivere in un mondo peggiore di quello che vorrei credere.
Adesso ci vuole un pò di riflessione ed anche un pò di silenzio. L’unica risposta ad un coro di mille voci stonate che urlano sempre più forte per farsi sentire in esclusiva.
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Come molti altri blog, ben più famosi del mio, sono stato costretto a limitare i commenti ai soli utenti registrati. Ogni giorno decine di commenti, inseriti in automatico da qualche “simpatico” spammer, mi costringevano a lunghe e poco divertenti sedute per revisionarli e cancellarli… finché ci sarà gente che non ha di meglio da fare che pubblicizzare improbabili viaggi e miracolose medicine sarà necessario proteggersi in questo modo
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Non so come la pensate al riguardo, ma per me il sovraccarico informativo è uno dei problemi che ricorrono quotidianamente nella mia attività professionale. Imparare a gestire la massa di notizie e cose nuove da imparare è una vera sfida e molti si stanno cimentando nella ricerca di paradigmi adatti a descrivere la nuova “complessità” della realtà.
Tra le varie cose che mi è capitato di leggere ultimamente mi è particolarmente piaciuto “A whole new mind”, un libro scritto dal giornalista americano Dan Pink, che parla di complessità e di sovraccarico informativo, ma parla soprattutto di un vero e proprio cambio di paradigma: dalla società dell’informazione a quella dei concetti (information age e conceptual age).
Si tratta di un passaggio veramente calzante, perché Pink riesce ad evidenziare come nell’attuale società tecnologica la semplice capacità di trattare le informazioni non è più un vantaggio competitivo, che si sposta invece sulla capacità di scovare rapporti e relazioni fra le informazioni.
Se non vogliamo avere seri problemi dal sempre crescente outsourcing di attività “computazionali” e ripetitive nel mondo asiatico ed indiano, forse conviene che diamo un’occhiata a concetti come quelli espressi in questo libro.
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Un piccolo (per quanto inutile pensiero) a tutti coloro che erano sulla metro stamattina, quando c’è stato l’incidente a Piazza Vittorio. Io ero nell’altra direzione quasi a quell’ora, come peraltro quasi tutte le mattine. Io sono stato fortunato ma il mio pensiero non può non andare a tutti quelli che si sono fatti male e soprattutto alla famiglia della ragazza che non ce l’ha fatta, perché so che da allora la loro vita sarà tragicamente diversa.
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Cari ragazzi il giorno X è arrivato, fgiamma ha raggiunto la ragguardevole e simbolica età di 35 anni. A parte qualche capello bianco in più, il fisico regge ancora quindi non mi posso lamentare tanto.
La mia lamentela, o meglio il mio rammarico è di ordine spirituale, mi piacerebbe un pò di pace in più, dentro di me e anche nel mondo che mi circonda, ma più che cercare di lavorare per questo non posso fare.
A pensarci mi sembrano un sacco di anni, a pensare al tempo che è trascorso mi sembra che questi 35 anni siano un paio di secoli di esperienze e di ricordi, ho messo un sacco di carne a cuocere, ma finora ne ho mangiata poca, il mio “buon proposito” per questo anno venturo è di metterne un pò anche nel piatto
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Google ha rilasciato la sua prima versione della suite Office on line, la trovate all’indirizzo: http://docs.google.com. In questa prima versione è possibile editare documenti word (integrazione del vecchio writely, di recente acquisito) e del già consolidato Google Spreadsheet.
L’impressione d’uso è buona, ed ora si comincia ad intravvedere una continuity di fondo tra i vari prodotti Google… la possibilità di utilizzarlo mi sembra ancora un pò remota… sarò conservatore, ma l’Office del mio Pc va ancora diversi ordini di grandezza più veloce. Bella però come idea quella dell’editazione on-line di documenti… sarebbe una gran bella cosa anche per il nostro prodotto di gestione della qualità di cui a breve farò un pò di pubblicità.
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Grazie alla segnalazione di Paola ho saputo della mostra di Andy Warhol al Chiostro del Bramante e ieri sono andato a vederla.
E’ incredibile intanto come si diventa consapevoli della pubblicità di qualcosa quando si sa già che c’è… ieri l’ho vista decine di volte
Comunque dopo pochi minuti di fila siamo riusciti ad entrare e abbiamo visto, anche senza troppa folla, le opere esposte che nel complesso erano abbastanza, anche se io continuo a pensare che 9 Euro a persona per vedere una mostra siano un vero furto.
L’impressione che mi è rimasta vedendo i quadri è particolare. Io non sono un grande fan di Warhol, ma sicuramente è un artista da valutare nel suo complesso positivamente, perché incarna molte delle contraddizioni dell’America, forse anche di quella attuale.
I suoi quadri sono generalmente serigrafie, che riproducono in serie e con colori “innaturali” cose e persone. Ci sono diverse serie di opere: i ritratti, quelle dedicate ai prodotti (Coca Cola, zuppa Campbell), quelle con soggetto legato alla morte o alla religione.
Secondo me la personalità di Warhol era un pò instabile, da una parte era un ex pubblicitario, consapevole dell’importanza del marketing e quindi del farsi vedere e dell’apparire, dall’altra un uomo ossessionato dalla morte, dal pensiero del “dopo” e forse anche un pò scontento di quel consumismo americano a cui lui non si sottraeva.
E oggi ? Non c’è forse un lato buono dell’America che si chiede che cosa sta succedendo ? Ed un lato oscuro guidato dal suo imberbe presidente che giustifica la sua missione in Iraq come una sorta di ispirazione divina ?
A tal proposito sto anche leggendo un bel libro di Lilli Gruber intitolato “America anno zero”, ma su questo scriverò qualcosa appena l’avrò terminato.
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