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Random thoughts about technology and philosophy

Riflessioni dal balcone

Sono seduto sul balcone della mia nuova casa e finalmente posso scrivere il mio primo post sul blog con l’ADSL (potenza del wireless…).

Dovrei essere contento, dato che è una bella conquista e che comunque il mio “rifugio” sta venendo abbastanza bene, nonostante le mille piccole sfighe con muratori, caldaie, idraulici, e chi più ne ha, più ne metta…

Invece mi sento sempre addosso quel sottile velo di inquietudine che non mi ha mai abbandonato un istante negli ultimi 35 anni. Ho appena finito di leggere una email di Luca dalla Mongolia, nella quale ci racconta del suo viaggio nel deserto del Gobi ed ho anche visto un pò di foto… accidenti che invidia !!!

Ma l’invidia non è tanto per il posto e per le foto (ma per le foto un pò si… lo ammetto), l’invidia è soprattutto perché anche io mi sento sempre più alieno in questa società che gira secondo regole che io non condivido, eppure ne sfrutto i vantaggi e magari rinuncio a delle cose che potrebbero darmi soddisfazioni per mantenere questo stile di vita.

Intendiamoci non che io senta il bisogno di ritirarmi in un eremo, ormai ho sufficiente tranquillità interiore per sapere che il mio eremo me lo porto dentro. Quello che mi dà da pensare e che mi rattrista è il non aver saputo trovare una strada per esprimermi in maniera originale, fosse anche un libro, le fotografie o qualunque altra cosa.

Continuo a scrivere righe di codice, oppure ad organizzare il lavoro di altri programmatori, ma con sempre meno soddisfazione… sempre più consapevole che quelle quattro cose che nessuno userà mai sul serio non mi faranno mai sentire a posto con me stesso. O smetto di scriverle, oppure oltre a quello devo fare dell’altro… credo che la cosa sia sempre più improrogabile.

Certo se mi guardo intorno mi sento più tranquillo di molta altra gente, in fondo la mia inquietudine è sana, è una motivazione a migliorare me stesso… niente a che vedere con quella di chi ucciderebbe la propria famiglia per poter avere più potere o denaro, ma manca ancora una chiave di lettura che mi consenta di ordinare i pezzi del puzzle… se non proprio di finirlo, almeno di dividerli per zone di colore…

Vabbè basta blaterare, basta notturni ed irrequiti sfoghi… vado a meditare… sotto un cielo molto meno stellato di quello mongolo… Luca sa a cosa mi riferisco ;-)

Alla ricerca del guru

Tra poco più di un mese avrò 35 anni e ormai da qualche tempo ho una visione abbastanza disillusa della vita da non cercare più maestri che mi insegnino cose miracolose o di cercare ricette della felicità in uno o più libri… (e questo qualcuno a cui tengo molto quando leggerà questo blog saprà che lo dico spesso).

Però ci sono delle persone che in qualche modo mi ispirano un grande senso di fiducia e di rispetto, anche se magari non ne condivido completamente tutte le idee. Uno di questi è Tiziano Terzani, personaggio di cui avevo sentito solo il nome fino ad un anno fa, e di cui ora invece ho letto tre libri e ne sto leggendo il quarto: Lettere contro la guerra.

Terzani diceva di se, e suo figlio lo ha ribadito più volte, di non sentirsi assolutamente un maestro o un santone, diceva spesso che la sua barba e il suo vestito bianco erano un travestimento per vivere meglio nell’Asia in cui ha passato quasi tutta la sua vita… ed io non intendo certo elevarlo a questo ruolo.

Però mi sento di consigliare a tutti la lettura dei suoi libri, perché sono la testimonianza diretta di una persona che ha vissuto in prima linea le cose che racconta e che si è fatto l’idea che la pace e la non violenza siano importanti, non in un’aula universitaria, ma tra i vietcong e i Khmer rossi in Cambogia.

Molto bello l’inizio di “Lettere contro la guerra”, nel quale ribatte alle affermazioni di Oriana Fallaci dopo l’11 settembre, non voglio riportarlo qui per non togliervi il piacere di leggerlo, se, fidandovi del mio modesto consiglio, doveste mai comprarlo.

Inutile dire che mi trovo assolutamente daccordo con lui su questo punto della non violenza, che si sostanzia non tanto nel giustificare chi compie atti di terrorismo, quanto piuttosto nel non negare l’umanità dell’avversario e nel cercare di capire le sue ragioni. Le ragioni che spingono un ragazzo o un ragazza, spesso poco più che adolescenti a scegliere la morte in nome di una causa che reputano giusta.

Forse capendo e cercando di rimuovere queste cause si otterrebbero risultati migliori (almeno a medio e lungo termine) che bombardando l’IRAQ o i paesi vicini, peccato che questo comporta il contrasto con tanti interessi geo-politici che hanno poco a che fare con la pace che l’America sbandiera tanto.

A proposito gu-ru è una parola molto bella che viene da gu: tenebra e ru: scacciare, colui che scaccia le tenebre… molto poetico !

The man who heard voices… parte II

Davvero un bel libro, bisogna dargliene atto a Michael Bamberger. Curioso, interessante, appassionante, illuminante sul modo di procedere di una mente dinamica e fuori dagli schemi.

Se qualcuno pensa che le grandi creazioni vengano fuori senza fatica dovrebbe dargli una letta. Io non sono un fan sfegatato di Shyamalan, anche se credo che “Il sesto senso” sia un vero capolavoro, eppure non ho potuto fare a meno di restare appassionato dal racconto della storia del film, penso che chiunque abbia l’aspirazione a fare qualcosa di creativo nella vita dovrebbe leggerlo.

Ogni tanto poi un pò di magia e di evasione non fanno male… attendo impaziente l’uscita del film.

Quel sottile senso di disagio…

Ieri per l’ennesima volta in questi giorni sono stato in giro per cercare di comprare le due/tre cose che mi mancano ancora per casa e tra queste un mobile/specchio per il bagno.

Sono andato in un noto rivenditore che sta a Cisterna, dove peraltro anche mia sorella ha comprato il suo, ed ho spiegato alla ragazza che ci ha accolto quali erano le mie esigenze: ho un bagno piccolo, ho già un lavandino che non vorrei buttare, etc…

La tipa mi guarda un pò perplessa, come se gli avessi già chiesto una cosa strana, comunque prende un paio di cataloghi dallo scaffale e incomincia a farmi vedere delle cose inenarrabili, lavandini lunghi 10 cm, oppure con la forma di un imbuto, o ancora ovali e spaziali ma profondi 5 cm… insomma una serie di mobili uno più strano (e per i miei gusti anche più brutto) dell’altro.

Dopo aver letto “La caffettiera del masochista” sono diventato più sensibile non solo al design delle applicazioni web, ma anche al design degli oggetti in generale e quando vedo delle cose palesemente non funzionali mi saltano subito all’occhio.

Cmq dopo qualche minuto lei mi fa “guarda qualche specchio si può anche ordinare staccato, però farebbe schifo, ti consiglio di buttare il tuo lavandino”, pur non convinto di questa soluzione, faccio un giro per il negozio (peraltro molto grande) e dò un’occhiata ai vari bagni esposti, il cui prezzo minimo si aggirava intorno ai 1.500 Euro, a parte due orribili mobiletti bianchi.

Quando la signorina capisce che non sono il prototipo di un cliente di fascia alta, ovvero uno che spende 3.000 Euro per il suo bagno, magari a rate, ma tanto lei i soldi li prende dalla finanziaria, il suo tono cambia, diventando sottilmente scocciato, fino a che non mi dice: “guarda non dovrei dirtelo io, ma puoi sempre andare all’IKEA”.

Ora io non ho niente contro l’IKEA, dove peraltro ogni tanto compro qualcosa, non apprezzo alcuni oggetti che ha e altri si, comunque la trovo una buona idea commerciale. Però l’essere trattato come una sorta di pezzente che deve andare in un posto che lei, venditrice di bagni di lusso, considera come un vagone di terza classe… bè un pò mi sta sulle palle.

Mi ricorda la volta che entrai in un negozio che vendeva i rolex e il commesso vedendoci vestiti con maglietta e pantaloncini ci invitò quasi ad uscire dal negozio, per poi scoprire suo malgrado che la mia ragazza dell’epoca era ricca sfondata e aveva al polso un orologio che costava quanto il suo stipendio di un anno…

Ma si può veramente misurare tutto con il metro dei soldi ? Dal punto di vista di un’azienda sicuramente si, ogni impresa deve avere un proprio target di clientela, ma questo non esclude la gentilezza e non esime chi si trova a fare il venditore a cercare di aiutare il cliente a trovare una soluzione alle proprie necessità… in fondo è pagato per questo, cercare di far sentire gli altri delle nullità non è una bella cosa.

Morale della favola, ho comprato da loro un vetro per dividere vasca e doccia, ma il resto del bagno non credo proprio che lo acquisterò mai là, e se qualcuno mi chiede dove comprare delle cose certo non gli consiglierò quel posto, anzi gli racconterò con piacere questa storia… è una storia banale, ma come prodromo a una più bella ci può anche stare.

Un indovino mi disse

Ormai ho preso il via a leggere i libri di Terzani e quindi ho finito anche “Un indovino mi disse” durante le vacanze.

L’Oriente è un mondo mitico per me, colori , forme, suoni… tutto diverso da quello che possiamo trovare nelle nostre città e nelle nostre campagne, un mondo dove una cultura centrata sulla ciclicità della vita e sull’interazione di bene e male in un tutt’uno, ha prodotto un modo di vivere più vicino alla nostra vera essenza.

Terzani smentisce parecchio questa mia visione “paradisiaca”, mettendo a nudo le immense contraddizioni e l’immenso fascino di queste terre lontane, che lui ha tanto amato, ma di cui non può fare a meno di notare i profondi problemi.

Uno sguardo limpido, affascinato ma non abbagliato, su una visione della vita altra, la superstizione, il soprannaturale, il voler conoscere il proprio futuro, visti con occhi diversi da quelli del puro scettiscismo. Potremmo dire guardati attraverso un atteggiamento di dubbio illuminato.

Paradossalmente mi è venuta ancora più voglia di andare sul posto a toccare con mano, ora non mi aspetto un mondo di risposte alle mie domande esistenziali, ma mi aspetto domande poste in modo diverso e forse la possibilità di intravvedere una diversa visione del mondo.

Padre Pio

Lo so, sono un convinto anticlericale ed a volte forse esaspero anche questa mia tendenza criticando più del dovuto delle scelte che in fondo sono naturali per un’istituzione religiosa.

Però non posso proprio dimenticare la sensazione di disagio che ho provato quando sono arrivato a San Giovanni Rotondo, nel famoso santuario di Padre Pio.

Era una giornata piovosa e non potendo stare al mare nella “vicina” Vieste, abbiamo approfittato per fare questa visita. Non che io sia un fan di questo genere di cose, però ho un grande rispetto per la spiritualità, e soprattutto per chi riesce a vivere una vita piena e soddisfacente, e magari anche utile agli altri, in accordo con la propria fede.

Ma là sinceramente tutto ho percepito tranne che questa sensazione, in un paesino di qualche migliaio di abitanti ci saranno almeno una ventina di alberghi, altrettanti in costruzione, si può mangiare ovunque, addirittura i mobilifici riportano la scritta “Menù turistico”, anche se il non plus ultra è un bel Mac Donalds nel quale ovviamente noi, da bravi occidentali, abbiamo mangiato appena arrivati.

Per strada tutti cercano di venderti qualcosa o di farti mangiare nel proprio locale, quasi tirandoti per le maniche.

Capisco che per un posto dimenticato da Dio questa è una grande opportunità di sopravvivenza, ma la spudorata commercializzazione di un fatto spirituale mi causa ancora disagio… ma io si sa sono fuori moda in questi giudizi.

Certo c’è un grande Ospedale e probabilmente molti di quegli alberghi ospitano anche parenti di malati e, in generale, la funzione sociale di questa complessa macchina credo che sia utile, forse mi aspetto sempre di arrivare in un posto ed essere folgorato da un’improvvisa illuminazione che mi riveli il mio karma… bè, anche stavolta purtroppo non è successo :)

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Vacanze corte

Quest’anno le mie vacanze sono state un pò cortine, anche perché avendo speso tutti i miei (pochi) soldi per la casa… erano rimaste ben poche possibilità.

Comunque qualche giorno in un villaggio carino in Puglia l’abbiamo fatto, di seguito un paio di testimonianze fotografiche in cui io e Simona diamo prova delle nostre capacità “atletiche”

fab

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Welcome back

Eccomi di ritorno, dopo un periodo di lunga assenza… purtroppo non per favolose ferie all’estero, ma soprattutto per la mancanza di una connessione nella mia nuova casa e per il tempo passato a correre dietro a installatori del gas, operai, pittori e quant’altro.

Di certo l’esperienza di trasferirsi in una nuova casa insegna una notevole pazienza, seguente alla consapevolezza che la precisione, la puntualità e il rispetto degli impegni, non sono proprio di questo paese…

The man who heard voices

Per tutti gli appassionati di Shyamalan, il geniale regista del “Sesto Senso”, vi segnalo un libro che racconta il perché ha voluto investire tutte le sue energie nella realizzazione del suo ultimo film, non ancora uscito in sala in Italia, rompendo perfino il contratto con la Disney.

Io l’ho ordinato ieri, e ovviamente non l’ho ancora letto, ma pare si tratti di un’interessante recensione dello Shyamalan pensiero, e del suo continuo vedere il mondo al di là del nostro che in qualche modo si incunea nella realtà. Il suo ultimo film racconterà infatti di una ninfa di nome Story, rimasta intrappolata nella piscina di un condominio per via di un incantesimo e che riuscirà a tornare il libertà solo se gli ignari condòmini faranno una serie di cose.

Non so se esiste davvero un piano diverso dal nostro, talvolta mi sembra di si, quando ho una sensazione di deja vu, oppure quando pochi istanti prima che suoni il telefono avverto che sta per farlo… ma mi piace coltivare questo pensiero, mi piace pensare che tra bit e byte che vedo ogni giorno, ci sia ancora un pizzico di mistero e di spazio per sognare.