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Random thoughts about technology and philosophy

Flickr

L’altro giorno stavo mettendo delle mie foto su flickr, uno dei siti più famosi per storare foto on line, ad un certo punto penso: ma certo che questo sito è fatto proprio bene è un vero piacere usarlo, ogni volta che vorresti una funzione… beh scopri che ce l’ha, certo però potessi caricare le mie foto un pò più comodamente…

Poi allungo lo sguardo e vedo che c’è un programmino che si chiama “Flicrk uploader”, lo scarico e nel giro di 40 secondi netti sono in grado di caricare le mie foto senza i ritardi del browser, ma semplicemente facendo drag & drop dalla mia cartella sul programma, e come se non bastasse posso anche categorizzarle in un set.

A questo punto inizio l’upload e, dopo aver caricato un pò di foto, mi compare un messaggio che mi ricorda che ho superato il numero massimo di gruppi che si possono creare con un account gratuito e che se voglio posso comprare un account pro per circa 24 dollari all’anno.

A quel punto sono talmente intrippato dalla bellezza estetica di flickr che compro senza colpo ferire. In fondo per un servizio fatto così bene i soldi si spendono volentieri.

Stamattina riguardando le foto penso che però è stato un pò scomodo doverle ridimensionare con Irfanview e dico: certo che una funzione di resize automatico sarebbe carina… clicco di corsa sul flickr uploader e… diavolo di un Flickr !!! C’era anche quella, solo che io non l’avevo notata perché ero in preda alla mia estasi da caricamento immagini.

Morale della favola ? Si possono fare i soldi facendo un buon prodotto, e flickr è sicuramente il migliore sul mercato e si possono fare sfruttando il buon vecchio modello: tanti utenti gratuiti ed un piccola percentuale di paganti, non so bene i numeri ma se anche l’1% dei vari milioni di account flickr dovesse pagare come me… beh allora sarebbe un bel business.

Che invidia che mi fate ragazzi… io una roba così non l’ho ancora trovata :)

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La fine è il mio inizio

Stamattina ho finito di leggere il libro di Tiziano Terzani intitolato “La fine è il mio inizio”, una serie di chiacchierate fatte con il figlio Folco, nella loro casetta dell’Orsigna, pochi mesi prima di morire.

Ho cominciato a leggere il libro con un pò di diffidenza, quasi come se il sapere che la sua voce narrante era morta potesse in qualche modo infastidirmi, poi man mano che procedevo nella lettura mi sono perso in Vietnam, in Cambogia, nella vecchia Cina di Mao ed in tanti altri posti dei quali Terzani parla con disincanto e profondità.

Un grande viaggio, quello della vita, ma soprattutto quello di un uomo che non si è mai sentito a casa in un piccolo borgo di Firenze e che ha sentito il bisogno di girare il mondo per capire se stesso.

Alla fine di questo lungo percorso ha collezionato tante delusioni, ha visto cadere molti dei suoi miti, ma ha anche capito una grande lezione: il bene esiste, l’illuminazione esiste anche se forse non quella tanto propagandata dalle mode new age e dal continuo martellamento mediatico di corsi di Yoga e meditazione.

La vera illuminazione consiste nel prendere contatto con la parte più intima di sé, nell’accettare anche che certi gradi di consapevolezza forse ci sono preclusi dal nostro retroterra culturale ed umano, insomma un conto è essere nati in Nepal, un conto è essere nati a Firenze.

Ma questa non è una perdita, non è una sconfitta. L’illuminazione non è una delle tante gare che dobbiamo fare nella vita, come quella per avere una casa, un lavoro, il riconoscimento sociale o che so io…

E’ l’elogio dell’incompletezza, del dire: o forse non sono perfetto, ma ho intuito che esiste qualcosa di più grande, io sono arrivato fin qui… voi forse potrete andare anche oltre.

Difficile dire di più con le parole.

Vediamo se…

Vediamo se con questo post Technrati si deciderà ad indicizzare il mio blog e a capire che è proprio il mio…

Technorati Profile

Evviva Luca

Evvica Luca, adesso il mio header senza sbavature è perfetto.

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Strange feelings

Stasera stavo vedendo un videocast sul sito di Cali Lewis, una bella americana (anzi italiana di origine per la verità) che fa una specie di notiziario tecnico via Internet.

Tra le altre cose presentava un’invenzione del MIT rappresentata da un bracciale in grado di scambiarsi informazioni con la persona a cui stiamo stringendo la mano, se dotata anch’essa del medesimo attrezzo.

La cosa che mi ha lasciato perplesso è che tante volte si fatica anche a dialogarci con le persone normali, molto spesso ci tocca combattere con individui fastidiosi, irrispettosi e maleducati… figuriamoci se abbiamo voglia di scambiare i nostri dati, magari ne vorremmo uno con il laser incorporato di bracciale.

Mi sembra sempre di più che il mondo si stia stratificando, da una parte un gruppo di persone che cercano di migliorare la qualità della nostra vita con invenzioni sempre più sofisticate e forse molte volte anche inutili e dall’altro un gruppo molto più vasto che la stessa vita continua a viverla con sempre meno punti di riferimento e sempre meno valori.

Forse noi che utilizziamo il web in modo professionale dovremmo impegnarci di più per parlare di etica e di morale attraverso i nostri mezzi, in fondo molti esperimenti sul web hanno dimostrato che la democrazia, la libertà ed altri ideali positivi posso funzionare.

Ma l’interesse sempre più spinto per il profitto e per l’economia dei giganti del web ce lo consentirà ? In fondo proprio in questi giorni qualche grossa azienda di telecomunicazioni americana sta cercando di far passare il concetto che è giusto avere un’Internet a due velocità, una per chi paga e l’altra per chi è povero… non è democrazia questa ???

Ed infine ecco il nuovo logo

Ed infine ecco il nuovo logo, grazie ovviamente a Luca che tra una meditazione tibetana e l’altra ha avuto un’altra delle sue super trovate grafiche :)

How to be creative

E’ da molti anni ormai che mi chiedo quali siano i fattori che determinano il successo e che ci consentono di fare qualcosa di creativo che dia piacere a noi stessi e che sia apprezzato anche dagli altri.

Non credo che esistano ricette universali per ottenere dei risultati ma ieri mi sono imbattuto in un bell’articolo che parla dei fattori che hanno determinato la buona riuscita di una piccola attività, un pò a metà tra arte e business. Vale la pena dargli un’occhiata perché sono 30 pagine dense di buon senso e di considerazioni interessanti.

Sono daccordo soprattutto con la riflessione centrale dell’autore che indica tra i fattori principali del successo:

  • qualità dei prodotti
  • passione
  • dedizione e costanza

In un mondo dominato dalla velocità e schiacciato dalla concorrenza è difficile sostenere questo punto di vista anche se io continuo a pensare che bisogna spostarsi su nicchie di creatività che ci permettano di rimanere vicini a questa idea ma, ovviamente, non è facile.

Immaginate la difficoltà per un costruttore di carrozze nei primi anni del novecento, quando incominciavano a vedersi le prime automobili, probabilmente non sarà stato facile capire cosa doveva fare per controbattere in qualche modo a quello che gli stava accadendo intorno.

Ricordo che verso la fine degli anni 90, quando gestivo un piccolo provider internet, non fui capace di capire che il fenomeno “Internet Gratis”, che Tiscali aveva importato, era destinato a segnare il destino infausto della mia azienduccia ma che nello stesso tempo apriva la strada ad una diffusione capillare di Internet assolutamente impensabile prima.

Per riassumere in una frase da rivista di settore occorre avere “La visione prospettica del futuro e la capacità di trovare spazi nuovi in cui collocarsi e di innovare”… la mia sfida è riuscire a farlo.

Alea iacta est

Ebbene si, il dado è tratto. Ieri alle 19.30, con appena due ora di ritardo rispetto all’appuntamento previsto, sono diventato un felice possessore di abitazione (per citare la stessa espressione che ho usato in un post precedente).

Certo che fa un pò impressione quando il notaio ti legge le duecento pagine dell’atto che tu ascolti annoiato ed a un certo punto percepisci la frase “…con estinzione mutuo nel 2026…” vabbé meglio non pensarci.

Anzi ora è meglio che mi concentri sul modo di fare i soldi dato che li ho spesi tutti… :(

Roberto Vacca

Un grazie all’ingegner Roberto Vacca, che nonostante sia un personaggio noto e vada spesso in televisione, risponde alle email velocemente e con cortesia d’altri tempi.

Ieri mi ha fornito un interessante programmino per il calcolo della leggibilità di un testo (è un pò che ho questa fissa di fare il giornalista), poi mi sono ricordato che qualcosa avevo già letto sul suo libro: “Come imparare più cose e vivere meglio”.

Vi consiglio un’occhiata al suo sito: http://www.printandread.com.

Bill Gates si ritira

La notizia rimbalza su tutti i blog da stamattina, Bill Gates si ritirerà nel 2008 dalla guida attiva della Microsoft.

E bravo Bill, sei riuscito a diventarmi simpatico per una volta, sarà anche merito del post di Joel Spolsky che racconta un bell’aneddoto che lo riguarda.

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